Politica

Ecco la classifica dei più "cattivi" del Parlamento: i grillini i più indisciplinati

Allusioni sessiste, schiaffi, lanci di oggetti. In totale 1.733 cartellini rossi LEGGI ANCHE Verdiniani squalificati per 5 giornate

A dir il vero, non è che le Aule Parlamentari del nostro Paese siano mai state chiostri delle Orsoline. Altrettanto vero è che «lo spirito costituente», che dovrebbe avvolgere solennemente ogni scrittura o riscrittura della Costituzione è sempre stato talmente spirito da risultare impercettibile. Basti pensare che già nel ’47, quando si doveva approvare l’articolo (oggi il 139, allora il 131) che blinda la «forma repubblicana» dello Stato successe il finimondo, tra botte e insulti. Comunque, questa legislatura passerà alla storia per la sua bellicosità e per la frequenza con cui si accendono le bagarre. A fare la parte del leone è la Camera, con 1733 giorni di sospensione assegnati. E il primato, dello scorso maggio, di ben 66 deputati, appartenenti a 5 gruppi differenti, puniti per disordini in una volta sola. Tuttavia l’antologia delle baraonde accomuna i due rami del Parlamento, raggiungendo punte paradossali di cui è ben arduo trovare eguali nella storia repubblicana. Come, ad esempio, il manrovescio che Stefano Dambruoso, deputato di Scelta Civica e questore della Camera (figura che dovrebbe mantenere l’ordine all’interno dell’Istituzione), destinò a Loredana Lupo del Movimento 5 Stelle, durante le votazioni sul decreto Imu-Bankitalia. Dambruoso si scusò con la collega, ma si beccò 15 giorni di sospensione. Era il gennaio dell’anno scorso, giorni particolarmente caldi caratterizzati anche dal blocco, da parte di M5S, della commissione Affari Costituzionali a Montecitorio. Si doveva approvare il testo base della legge elettorale, ma i deputati grillini, non ritenendo valide le operazioni di voto, sbarrarono per alcuni minuti gli ingressi della Commissione impedendo ai colleghi degli altri partiti di uscire. E sempre a quei giorni appartiene il famoso scontro verbale tra il pentastellato Di Battista e l’allora capogruppo Pd Roberto Speranza alla sala stampa della Camera. Di Battista piombò davanti alle telecamere, impedendo al bersaniano di completare le sue dichiarazioni ai giornalisti. E poi, in un crescendo di decibel, il grillino si esibì in un «avete tolto il pane agli italiani» che divenne virale sul web ripagando così lo sforzo teatrale. Se si dovesse analizzare per categorie, i 5 Stelle forse sono i più specializzati nelle performance collettive, tra cartelli, grida e dimostrazioni scenografiche. Come il «funerale della scuola pubblica» che fu messo in piedi al Senato, nel giugno di quest’anno, in occasione del voto sulla riforma Renzi-Giannini, con tanto di manifestini funerari e candele votive. Poi c’era l’esperto nell’esibizione di «gadget», Gianluca Buonanno. Il più celebre rimane senz’altro la spigola ma non mancarono, nel campionario, una piantina di finocchio, bolle di sapone soffiate in Aula, un paio di manette. Ora, Buonanno ha trasferito la sua creatività nel Parlamento di Strasburgo. Altra categoria molto gettonata sono i lanci. Alcuni deputati di Sel gettarono crisantemi gialli nel dibattito sulla legge elettorale. Il senatore leghista Gian Marco Centinaio lanciò, durante la discussione del Jobs Act, un volumetto del regolamento del Senato contro la postazione del presidente Grasso, e poi gli furono comminati 5 giorni di espulsione. E sempre a Palazzo Madama, nel gennaio di quest’anno, il leghista Candiani bersagliò con una penna la vicepresidente Valeria Fedeli che dirigeva i lavori. Comunque anche la categoria insulti sessisti è un bel po’ gettonata. E i gesti per cui sono stati puniti i senatori Barani e D’Anna sono l’ultima pagina di un lungo capitolo. Tra cui spicca la denuncia che ricevette il deputato grillino De Rosa da parte di un gruppo di colleghe del Pd, che lo accusavano di aver associato, durante un diverbio in commissione Giustizia, la loro elezione alla Camera con una particolare abilità sessuale. Poi c’è anche il caso in cui la punizione dell’Istituzione di appartenenza non basta. Incapparono in sanzioni i senatori M5S che, nel novembre dello scorso anno, fecero il diavolo a quattro in Aula durante il voto dello Sblocca Italia. Ma poi furono denunciati in Procura da un gruppo di colleghi, tra cui il socialista Buemi che motivò la scelta agitando incubi da colpo di Stato: «Vogliamo aspettare che arrivi un tenente colonnello Tejero con la pistola in aula?». No, Tejero no. Già bastano i nipotini di Bud Spencer.

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