C he fai mi cacci? Ci ha provato. Ha manovrato nell’ombra, riannodato fili strappati, sfruttato vecchi rancori e aspirazioni personali. Ha giocato il tutto per tutto pur di riprendersi un ruolo che il popolo di centrodestra gli ha tolto nel 2010 quando si ribellò a Berlusconi per rovinarsi del tutto a Montecarlo. Gianfranco Fini ieri non c’era, ma il suo fantasma si aggirava rumoroso tra le poltroncine dell’hotel Midas dove amici e nemici si dividevano più su di lui che sul bottino della Fondazione An o sul simbolo della fiamma missina che resterà a Fratelli d’Italia. Alla fine della conta l’ex presidente della Camera risulta il grande sconfitto di un lacerante quanto incomprensibile regolamento di conti tra vecchi e nuovi camerati, tra ex colonnelli e quarantenni galvanizzati da Alemanno, pure lui sconfitto, ma due volte in una: dalla vicinanza della sua mozione a quella dei finiani e dalla guerra mossa a Giorgia Meloni - vera vincitrice con Gasparri e Matteoli del «congressino» sulla Fondazione - che dopo avergli aperto le porte di casa adesso ha già firmato il decreto di sfratto per lui e per i suoi coinquilini. La caccia al voto, i veti incrociati, la fiamma è mia e non è tua, il tesoro da 200 milioni di euro, un nuovo partito sì ma anche no, ci consegnano una destra ancor più divisa e litigiosa. Ora che è rimasto tutto esattamente come prima c’è da chiedersi se sia stato intelligente metter su uno spettacolo simile. Alleanza nazionale è morta e sepolta, fatevene una ragione. E lasciate in pace chi è convinto di poter risorgere: non sa quant’è pesante il masso della memoria sul sepolcro della destra che fu e che proprio lui contribuì ad annientare.
Che fai mi cacci? Ultima fermata
di Gian Marco Chiocci Che fai mi cacci? Ci ha provato. Ha manovrato nell’ombra, riannodato fili strappati, sfruttato vecchi rancori e aspirazioni personali. Ha giocato il tutto per tutto pur di...