«Al bar Ciampini, in quindici anni di Parlamento, ci sarò stato centinaia o migliaia di volte e non ho nulla da temere»: Saverio Romano, coordinatore dei gruppi di Ala alla Camera e al Senato, risponde così alle battute di Maurizio Gasparri sui cambi di casacca. Onorevole Saverio Romano, è un momento di grande tensione tra Forza Italia e Ala, perché? «Mettiamo innanzitutto in chiaro una cosa: Ala non sostiene il governo. Nasce rispetto ad una duplice richiesta: riprendere un’iniziativa politica che Forza Italia per alcuni versi aveva smarrito e per altri non aveva più esercitato. La dice lunga la supremazia che Salvini ha sul centrodestra e la dice altrettanto lunga la difficoltà che FI ha a tenersi la sua classe dirigente, non solo gli elettori, dal 2013 ad oggi ha perso la metà dei parlamentari. L’altra esigenza è quella di incoraggiare il processo di riforme del Paese, iniziativa alla quale Silvio Berlusconi aveva creduto e poi ha lasciato, per una questione sulla quale io mi espressi chiaramente, dichiarando che avrei votato Mattarella, perché non poteva esserci miglior presidente». E allora? «Ala sostiene la riforme e non sostiene il governo. Il nostro percorso politico oggi è attento a cosa il governo deve fare: dopo le riforme c’è il Def e vogliamo capire se realmente Renzi manterrà le sue promesse: togliere l’Imu, la Tasi, abbassare l’Iva». Perché Forza Italia è tanto in difficoltà? «Perché il fondatore del partito, Silvio Berlusconi, ha deciso di lasciare la politica. E lo dico con rammarico, ma non ha dato più impulso né politico, né organizzativo. Non è più presente sui territori: proviamo ad andare a piazza San Lorenzo in Lucina, non c’è più nessuno. Avrà mille motivi, per essersi comportato così e mi si può obiettare che Berlusconi ha detto di voler rilanciare il partito. Ma io devo guardare ai fatti». Gasparri dice che se da Ciampini ci fossero le microspie... Lei avrebbe qualcosa da temere? «Ma no! Gasparri è sempre molto colorito. A me lui più che le microspie fa tornare alla mente le battaglie che ci hanno visto insieme. Ma oltre che colorito è nervoso: ha una visione difficilmente conciliabile con un’evoluzione verso il centro. Purtroppo è chiuso in un angolo: le uniche vie d’uscita sono Salvini o la Meloni, ma non ama nessuno dei due. Per questo reagisce così, mi dispiace per lui, ma non posso farci nulla». Qualche giorno fa c’è stata una polemica su una sua frase: Verdini conosce la biografia di Forza Italia. «Ricordo che fino a pochi mesi fa quelli che ora criticano Verdini erano dietro la sua porta a chiedere incarichi e candidature. Ma io so che Verdini non dirà mai: quello mi attacca, ma l’altro giorno mi chiedeva di essere candidato. Ho ricordato questo chiedendo agli amici di Forza Italia di smorzare i toni. Ma l’armata informatica dei 5 Stelle si è scatenata, affermando che la mia battuta era ambigua. E io ho risposto con una frase chiara e colorita». Ma ci sono o no cose inconfessabili? «Questa è una legislatura anomala, che ha sancito la fine del bipolarismo. Ci sono stati 290 cambi di partito, perché fanno scandalo solo i venti di Ala che anziché cambiare partito ne hanno costituito uno di centro?»
"Maurizio è colorito. Lì non c’è nulla da nascondere"
Parla Saverio Romano, coordinatore dei gruppi di Ala alla Camera e al Senato
