Politica

Sui bus funziona solo una pedana su tre

Viaggio-incubo per i disabili. Attese di ore, mezzi affollati e inadeguati, viaggiatori e autisti maleducati LEGGI ANCHE «Sindaco salga sulla carrozzina e venga in metro con me»

Continua il viaggio de Il Tempo lungo le impervie strade della Capitale che dalla Stazione Termini portano a San Pietro, con l’obiettivo di verificare qual è lo stato della Città a pochi giorni dall’inizio del Giubileo. Nella prima puntata, accompagnati da Valentina, donna in carrozzina, vi abbiamo raccontato le mille difficoltà che un turista disabile incontrerebbe se volesse compiere il tragitto a bordo di un taxi; nella seconda, ieri, siamo scesi con Silvia, giovane tetraplegica, lungo i binari sotterranei della metropolitana per documentarne le spaventose carenze in fatto di accessibilità e servizi per disabili. Oggi siamo giunti al terzo atto: gli autobus. Grazie all’aiuto delle due donne ci siamo così avventurati tra le folle che intasano i giganti gommati del servizio pubblico, incontrando non poche difficoltà. Con Valentina, nel viaggio di andata, abbiamo cercato di raggiungere il colonnato del Bernini utilizzando la linea 64; con Silvia, invece, abbiamo percorso la linea 40, partendo questa volta da San Pietro in direzione Termini.     L’ANDATA Il 64 non gode certo di buona fama presso i passeggeri romani e turisti. Scarsa frequenza delle corse, continui furti ai danni dei turisti e sovraffollamento inverosimile sono infatti i tratti distintivi che hanno reso tristemente famosa questa linea. Qualcuno lo chiama «l’autobus maledetto», e non a torto: lo aspettiamo infatti alla fermata di via Nazionale per più di un quarto d’ora, bagnati da una pioggia insistente. Quando finalmente arriva, stracolmo, chiediamo al conducente di attivare la pedana dell’ingresso centrale per far salire la carrozzina di Valentina. «Io ci provo ad aprirla, ma non so se funziona», ci avverte l’autista. E ha ragione: uno due tre tentativi ma non si muove niente. Si sente distintamente il motorino della pedana che gira a vuoto, mentre i clacson delle auto in coda si scatenano nel solito stonato concerto. Nulla da fare, la piattaforma non esce e il mezzo riparte. Ecco arrivare quindi il terzo, ancora più affollato dei precedenti, ma questa volta con la pedana funzionante. Il problema, però, è riuscire a salire. Decine di persone pressate come sardine ci fanno subito capire chiaramente di non aver intenzione di lasciare il posto faticosamente conquistato per permetterci di salire. «l problema non sono solo i servizi – commenta Valentina. L’indifferenza delle persone "normali" verso la disabilità, come vedete, è l’altra grande piaga da combattere». Così siamo costretti ad attendere il successivo, dove grazie ad una pedana funzionante e alla civiltà di qualche illuminato passeggero riusciamo quantomeno ad iniziare il viaggio, durante il quale riceveremo decine di involontari spintoni causati dal sovraffollamento.     IL RITORNO Su Lungotevere Vaticano la pioggia cade copiosa e la piccola tettoia della fermata della linea 40 è l’unico riparo nel raggio di metri. Decine di persone sono assiepate sotto la pensilina e Silvia è costretta a farsi largo a suon di «gionocchiate» - come le chiama lei - per ritagliarsi un piccolo spazio riparato: «la gente non è pronta per accettarci. Noi non vogliamo essere dei privilegiati, per carità. Però vogliamo quel rispetto che manca da sempre», commenta .Dopo qualche minuto d’attesa e tanta pioggia ecco arrivare l’autobus. Chiediamo all’autista di aprire la pedana, lui annuisce ed esce dalla sua postazione. L’apertura della piattaforma è infatti manuale e il conducente, dopo essersi fatto largo tra i passeggeri la apre con grande sforzo. Si vede che è pesante. Oltre che pesante è anche molto, troppo ripida. Tanto che per spingere la carrozzina sul mezzo sono state necessarie tre persone, autista compreso. «E se fossi stata sola?», si chiede retoricamente Silvia. «Semplice: non sarei potuta salire – si risponde. Come possiamo condurre una vita normale in queste condizioni?”. Anche per questa seconda domanda Silvia una risposta ce l’avrebbe, ma è stanca di ripetere parole che pronuncia da troppo tempo. Intanto è passato più di qualche minuto e la coda di macchine formatasi dietro l’autobus da fuoco all’artiglieria dei clacson, nonostante sia chiaro il motivo della prolungata sosta dell’autobus. Saliamo in tutta fretta e ci posizioniamo nello spazio dedicato ai disabili. La cinta di sicurezza, però, sembra non funzionare. Come, del resto, molte altre cose.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.