«Se dall’assemblea della Fondazione An venissero fuori ulteriori frazionismi o la volontà di creare un partito neomontiano, per la destra italiana si aprirebbe un capitolo tutt’altro che edificante». Francesco Storace, ex governatore del Lazio, non è tra gli iscritti della Fondazione. E, nel giorno in cui tanti suoi ex colleghi di partito si riuniranno sulla via Aurelia, lui ha deciso di tenersi lontano - anche fisicamente - dall’hotel Midas. «Parteciperò al convegno dei "no euro" nell’Auditorium della Link University, dal titolo "Un piano B per l’Italia"». Un convegno al quale prenderà parte anche Giorgia Meloni e che, spiega Storace, presenterà una «chicca»: «Sarà lanciata la campagna per nazionalizzare Bankitalia. Per me è anche un modo per valorizzare una proposta di legge che fece Teodoro Buontempo, che prevedeva la proprietà popolare della moneta. Ecco, io preferisco parlare di no euro che di tanti euro...». Storace, si è fatto un’idea di come finirà l’assemblea? «Sono sconcertato dalle polemiche sulla questione patrimoniale. La storia di An non è stata quella di una banda di ladri, per questo non mi va di ridurre tutto a una questione di soldi. Il pericolo vero è l’affermazione di una linea politica che contrasta con le esigenze che dovrebbe porre una destra moderna». Si spieghi meglio. «In primis, non ha senso costruire un nuovo partito. Io stesso, con il prossimo congresso, vorrei trasformare La Destra da partito in movimento. Se dall’assemblea nascesse una corrente di Fratelli d’Italia sarebbe un errore politico. Ancora peggio se nascesse una forza politica concorrente sulla politica monetarista». In che senso? «Beh, molti dei sostenitori di questo fronte hanno subìto per qualche tempo la fascinazione di Mario Monti. Io credo che questa sia la strada opposta a quella che dovrebbe seguire una destra moderna, che è quella della sovranità monetaria». È per questo che la Meloni resta scettica sull’accordo? «Non posso leggere nel pensiero di Giorgia, ma di certo non sarebbe contenta se passasse un messaggio frazionista. Se si confrontassero due mozioni e una prevalesse per pochi voti, l’unico risultato sarebbe il danno d’immagine per le polemiche che ne seguirebbero. Con un’ulteriore e inevitabile fuga di voti verso Salvini. Ma dal punto di vista politico non cambierebbe nulla, perché la Fondazione, tecnicamente, non può far nascere un partito». La Meloni ha fatto poco per riaggregare la destra? «Giorgia deve porsi sicuramente il problema dello iato che c’è tra la sua forza d’immagine e le percentuali del partito. Da questo punto di vista è giusto stimolare un ulteriore aggregazione. Ma non lo si fa certo con i frazionismi». E come, allora? «Con la fatica della politica, la pazienza, il convincimento. C’è un passaggio della mozione approvata nell’ultima assemblea di Fratelli d’Italia dove si cita il "rispetto delle minoranze". Per me è un errore, perché così si cristallizza l’esistenza di una minoranza, quello schema per cui c’è ogni volta uno che dice sì e uno che dice no, come la minoranza del Pd. Sarebbe deleterio». Magari le «minoranze» si lamentano perché Fratelli d’Italia non appare contendibile. «E perché dovrebbe esserlo? Quando un partito deve ancora crescere devi porti il problema di farlo arrivare la 15%, non di scalarlo. Creare una corrente di un piccolo partito è incomprensibile. A meno che la volontà non sia quella di far nascere un progetto politico alternativo che potremmo chiamare il neomontismo. Portato avanti da chi vuole rompere l’asse Meloni-Salvini perché in questa situazione si sente fuorigioco». Lei cosa farebbe con i soldi della Fondazione? «Darei 27 vitalizi alle 27 famiglie dei nostri caduti. E poi mi dedicherei a iniziative culturali. Penso ai percorsi indicati dal direttore de Il Tempo Chiocci o da Marcello Veneziani. Ma anche ad altro. Da anni dirigo un portale d’area, il Giornale d’Italia . È possibilità essere sostenuti? Sto dando vita a un’iniziativa editoriale televisiva, un’emittente che parta dal Lazio per estendersi in futuro. È possibile un aiuto dalla Fondazione? E ancora: film come Sangue sparso o Il segreto d’Italia hanno dimostrato il valore dei nostri aurori. Si possono produrre pellicole simili? Si possono editare libri? Ecco, io farei questo». «Se dall’assemblea della Fondazione An venissero fuori ulteriori frazionismi o la volontà di creare un partito neomontiano, per la destra italiana si aprirebbe un capitolo tutt’altro che edificante». Francesco Storace, ex governatore del Lazio, non è tra gli iscritti della Fondazione. E, nel giorno in cui tanti suoi ex colleghi di partito si riuniranno sulla via Aurelia, lui ha deciso di tenersi lontano - anche fisicamente - dall’hotel Midas. «Parteciperò al convegno dei "no euro" nell’Auditorium della Link University, dal titolo "Un piano B per l’Italia"». Un convegno al quale prenderà parte anche Giorgia Meloni e che, spiega Storace, presenterà una «chicca»: «Sarà lanciata la campagna per nazionalizzare Bankitalia. Per me è anche un modo per valorizzare una proposta di legge che fece Teodoro Buontempo, che prevedeva la proprietà popolare della moneta. Ecco, io preferisco parlare di no euro che di tanti euro...». Storace, si è fatto un’idea di come finirà l’assemblea? «Sono sconcertato dalle polemiche sulla questione patrimoniale. La storia di An non è stata quella di una banda di ladri, per questo non mi va di ridurre tutto a una questione di soldi. Il pericolo vero è l’affermazione di una linea politica che contrasta con le esigenze che dovrebbe porre una destra moderna». Si spieghi meglio. «In primis, non ha senso costruire un nuovo partito. Io stesso, con il prossimo congresso, vorrei trasformare La Destra da partito in movimento. Se dall’assemblea nascesse una corrente di Fratelli d’Italia sarebbe un errore politico. Ancora peggio se nascesse una forza politica concorrente sulla politica monetarista». In che senso? «Beh, molti dei sostenitori di questo fronte hanno subìto per qualche tempo la fascinazione di Mario Monti. Io credo che questa sia la strada opposta a quella che dovrebbe seguire una destra moderna, che è quella della sovranità monetaria». È per questo che la Meloni resta scettica sull’accordo? «Non posso leggere nel pensiero di Giorgia, ma di certo non sarebbe contenta se passasse un messaggio frazionista. Se si confrontassero due mozioni e una prevalesse per pochi voti, l’unico risultato sarebbe il danno d’immagine per le polemiche che ne seguirebbero. Con un’ulteriore e inevitabile fuga di voti verso Salvini. Ma dal punto di vista politico non cambierebbe nulla, perché la Fondazione, tecnicamente, non può far nascere un partito». La Meloni ha fatto poco per riaggregare la destra? «Giorgia deve porsi sicuramente il problema dello iato che c’è tra la sua forza d’immagine e le percentuali del partito. Da questo punto di vista è giusto stimolare un ulteriore aggregazione. Ma non lo si fa certo con i frazionismi». E come, allora? «Con la fatica della politica, la pazienza, il convincimento. C’è un passaggio della mozione approvata nell’ultima assemblea di Fratelli d’Italia dove si cita il "rispetto delle minoranze". Per me è un errore, perché così si cristallizza l’esistenza di una minoranza, quello schema per cui c’è ogni volta uno che dice sì e uno che dice no, come la minoranza del Pd. Sarebbe deleterio». Magari le «minoranze» si lamentano perché Fratelli d’Italia non appare contendibile. «E perché dovrebbe esserlo? Quando un partito deve ancora crescere devi porti il problema di farlo arrivare la 15%, non di scalarlo. Creare una corrente di un piccolo partito è incomprensibile. A meno che la volontà non sia quella di far nascere un progetto politico alternativo che potremmo chiamare il neomontismo. Portato avanti da chi vuole rompere l’asse Meloni-Salvini perché in questa situazione si sente fuorigioco». Lei cosa farebbe con i soldi della Fondazione? «Darei 27 vitalizi alle 27 famiglie dei nostri caduti. E poi mi dedicherei a iniziative culturali. Penso ai percorsi indicati dal direttore de Il Tempo Chiocci o da Marcello Veneziani. Ma anche ad altro. Da anni dirigo un portale d’area, il Giornale d’Italia . È possibilità essere sostenuti? Sto dando vita a un’iniziativa editoriale televisiva, un’emittente che parta dal Lazio per estendersi in futuro. È possibile un aiuto dalla Fondazione? E ancora: film come Sangue sparso o Il segreto d’Italia hanno dimostrato il valore dei nostri aurori. Si possono produrre pellicole simili? Si possono editare libri? Ecco, io farei questo».
Storace: "No al correntone montiano"
L'ex governatore del Lazio: "Qualcuno cerca di rompere l'asse tra Giorgia e Salvini"
