Contraddizioni democratiche. A sentire i più alti esponenti del Pd la Capitale non è governabile. Matteo Orfini, presidente dell’Assemblea Dem e commissario del partito romano, intervenendo ad Atreju la scorsa settimana è stato categorico nel bocciare la riforma di Roma Capitale varata nel corso della scorsa legislatura. Orfini, difendendo l’operato del sindaco Marino e denunciando l’attacco mediatico degli ultimi mesi contro Roma, aveva spiegato come i decreti attuativi del terzo comma dell’articolo 114 della Costituzione contenuti all’interno del federalismo fiscale, fossero serviti solo a cambiare la carta intestata del Campidoglio da «Comune di Roma» a «Roma Capitale». Secondo il commissario del Pd romano la riforma è stata pressoché inutile, si è rivelata un flop non garantendo a Roma alcunché e rendendola prima di quei poteri speciali indispensabili ad amministrare una grande capitale. In questo senso il dibattito sul sindaco Marino è ben sterile: senza poteri qualsiasi primo cittadino fallirebbe. Una tesi condivisa dall’assessore ai Lavori pubblici Maurizio Pucci: «Roma ha le stesse regole di Vivaro Romano, ridente centro della provincia che ha 147 abitanti. Le regole sono esattamente le stesse, così non può essere, è impossibile. La verità è che quando fu fatta la riforma di Roma Capitale è stata solo aggiunta la parola "Capitale" e invece la vera questione, quella sulla governance delle grandi città, non è stata affrontata. Questo è il vero grande tema, al di là delle provvidenze e delle risorse che possono venire da governo ci deve essere la possibilità di uno statuto speciale: si scelga il metodo che si vuole, il metodo di Parigi o quello di Berlino, purché si abbia la possibilità di governare Roma». Tutto bene? Mica tanto. Orfini e Pucci lo sanno che il relatore Dem in commissione bicamerale era Marco Causi, oggi vicesindaco scelto dal Pd come uomo forte in giunta? Causi, in un convegno allo Jemolo di quale mese fa, difese a spada tratta il proprio operato sui tre decreti di attuazione di Roma Capitale varati dai governi Berusconi e Monti, parlando di una riforma efficace e ben fatta. Intervistato da Il Tempo il giorno del suo ingresso in giunta, lo scorso 28 luglio, Causi sottolineò la necessità di dare piena attuazione alle potenzialità della riforma, tra le quali «la possibilità per Roma di accedere direttamente ai fondi Cipe». Il Pd dice insomma che Roma non si governa perché la riforma di Roma Capitale varata col contributo decisivo dell’attuale vicesindaco di Roma (del Pd) è carta straccia. Chi ha ragione? Orfini e Pucci o Causi? Una tesi è incompatibile con l’altra, eppure Pucci e Causi governano insieme Roma. Contraddizioni democratiche.
Roma Capitale e le contraddizioni democratiche
Daniele Di Mariod.dimario@iltempo.it Contraddizioni democratiche. A sentire i più alti esponenti del Pd la Capitale non è governabile. Matteo Orfini, presidente dell’Assemblea Dem e commissario...
