Politica

Calciatori, vip e studenti Squalificato chi bestemmia

Sul luogo di lavoro è giusta causa di licenziamento L’assessore Esposito: in questa città tutti moralisti

Calciatori squalificati, conduttori televisivi multati, concorrenti di reality show espulsi. Gogna mediatica e sanzioni pesanti non risparmiano i bestemmiatori, a meno che non si tratti di politici. In questo caso basta chiedere scusa e la pratica viene archiviata. Com’è successo a Stefano Esposito, senatore della Repubblica del Pd e assessore alla Mobilità di Roma Capitale che in Assemblea Capitolina ieri l’altro ha bestemmiato contro un consigliere d’opposizione davanti agli occhi degli altri onorevoli colleghi. La scena è stata ripresa dal capogruppo di Noi con Salvini Marco Pomarici ed Esposito poco dopo ha dovuto chiedere scusa giustificando la blasfemia con l’aggressione subìta da un fascista. Ieri Esposito è tornato sull’argomento, invitando Roma a farla finita con i «moralismi». «Rossin - spiega l’assessore-senatore - mentre stavo al telefono rispondendo a un problema che mi era stato posto, si è avvicinato al mio scranno in modo minaccioso e ha iniziato a insultarmi. Mi è scappata una bestemmia, ma ho rischiato una reazione peggiore. Dal mio punto di vista, conoscendomi, meglio una reazione a parole che fisica. Mi sono scusato - prosegue Esposito - però basta moralismo, in questa città sono tutti perfetti quando devono giudicare gli altri. Sono tutti moralisti di facciata, avessero avuto un po’ di morale in più nel valutare le cose accadute a Roma negli ultimi 10 anni sarebbe stato meglio. In quel consiglio, Rossin e compagnia ci sono stati per 5 anni, non hanno mai bestemmiato ma hanno saccheggiato la città. Lezioni non ne prendo». Dal sindaco Ignazio Marino non giungono parole di condanna, mentre la presidente dell’Aula Valeria Baglio anziché prendere provvedimenti si limiterà a scrivere una letterina al primo cittadino, richiamando «tutti al senso di responsabilità nei confronti della città». Eppure la Baglio non esitò a sospendere dell’Assemblea Capitolina proprio Pomarici per un «vaffa...» gridato in Aula e per una seduta Peciola (Sel) che tirò una sedia a Onorato (Lista Marchini) in conferenza dei capigruppo, procurandogli la frattura di un dito. Con tutto il rispetto verso le opinioni di tutti, il «moralismo» non c’entra. Esposito evidentemente non si rende conto della gravità del suo gesto. Offendendo Maria Vergine si rende conto di quanti cattolici abbia offeso a pochi giorni dal Giubileo? Un bel modo di rasserenare i rapporti col Vaticano. Definire «una reazione a parole» una bestemmia è riduttivo, non è come dire «Roma m...». E se uno rompe un vaso e chiede scusa non è che i pezzi tornino automaticamente al proprio posto. La blasfemia, reato fino al 1999 poi depenalizzato, è considerata perseguibile penalmente in altri Paesi europei. Ma, al di là di questo, la casistica in tutti i campi racconta di come in base al comune senso di rispetto verso il prossimo, specie se credente, la nostra società sia ben poco disposta assere indulgente verso chi bestemmia. Nel mondo del calcio, ad esempio, il codice di giustizia sportiva censura il giocatore che bestemmia in campo con l’espulsione e con delle giornate di squalifica, ammettendo anche la prova televisiva. Il milanista Menez lo scorso campionato fu squalificato per quattro giornate. Pene esemplari anche per l’allenatore Di Carlo e per i calciatori Siligardi, Lanzafame e Capuano. Nel mondo della scuola si trovano casi di alunni bocciati per una bestemmia o sospesi per uno, due, tre giorni. Avevano tutti chiesto scusa, ma sono stati giustamente puniti. Nel mondo dello show-bitz non funziona in modo diverso. Sono stati espulsi dai reality show a cui partecipavano il comico Massimo Ceccherini ( L’isola dei famosi ), Roberto da Crema ( La Fattoria ), tre concorrenti del Grande Fratello 11 e due concorrenti del Gf12 (uno di loro fu anche multato). Espulsioni anche nelle edizioni nel 2004, del 2007. Anche il conduttore Rai Tiberio Timperi ha pagato a caro prezzo la sua blasfemia in diretta tv: è stato costretto a pagare una salata multa a viale Mazzini. Anche se il caso più eclatante in questo senso è quello di Leopoldo Mastelloni, allontanato da mamma Rai perché nel 1984 bestemmiò in video durante una puntata della trasmissione Blitz . La blasfemia, come detto, in Italia non è più reato dal 1999 ma costituisce ancora un illecito amministrativo. La sanzione prevista dal decreto legislativo 55/1999 per chi bestemmia in pubblico prevede la multa da 51 a 309 euro. A Esposito non sono state chieste le dimissioni, ma è stato almeno multato? Per la Cassazione al fine dell’irrogazione della pena basta la semplice blasfemia, indipendentemente dal dolo o dal motivo e dal contesto in cui la bestemmia viene pronunciata. Legge e giurisprudenza non contemplano scuse o perlomeno sono del tutto irrilevanti. Ma c’è di più. Secondo una consolidata giurisprudenza bestemmiare sul luogo di lavoro configura giusta causa di licenziamento e addirittura il mobbing nel caso in cui la parola blasfema sia pronunciata da un superiore nei confronti di un collega di rango inferiore. Rossin denuncerà Esposito per mobbing o il Campidoglio deciderà di licenziare l’assessore?

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