Sembra tutt'altro che sereno il clima attorno al tema del Giubileo. Da una parte Raffaele Cantone, presidente dell'Anac, autorità direttamente coinvolta nell'attività di sorveglianza dei lavori giubilari, che sostiene che i controlli per il Giubileo sono «tutt'altro che semplici»; dall'altra il prefetto Franco Gabrielli che, senza rinunciare alla consueta serenità, sostiene che «sarebbe un irresponsabile» se non fosse preoccupato dell'andamento della macchina organizzativa del Giubileo. La platea è quella dei costruttori, nel consueto appuntamento dell'assemblea annuale. Mentre il presidente, Edoardo Bianchi, ribadisce che il Giubileo è stata un'occasione sprecata per le imprese - «pochi soldi e spesi sostanzialmente male» - sul palco dell'Auditorium, prima, e a margine dell'assemblea, poi, si consuma il «fattaccio». Sono proprio le parole di Cantone a far saltare sulla sedia anche il più distratto degli ascoltatori: «Devo ricredermi rispetto a quello che avevo detto: i controlli per il Giubileo sono molto più complicati di quelli dell'Expo. Pensavo, sinceramente, che fosse il contrario». Poi la precisazione, che scava però ancora di più dentro gli ingranaggi della macchina amministrativa. «La collaborazione con l'amministrazione capitolina è perfetta, ma devo dire che per quanto riguarda gli uffici c'è qualcosa che non quadra». Cosa? «Non abbiamo capito chi sono i nostri interlocutori e tutto diventa difficile». Appena sceso dal palco, nella ressa dei cronisti che si accalcano per saperne di più, il presidente dell'Anac è ancora più chiaro, se fino a quel momento non lo fosse stato abbastanza. «Se io mando indietro un atto o un documento dove evidenzio una procedura sbagliata o qualcosa che non va e mi ritrovo il giorno dopo lo stesso documento, come se neanche i miei rilievi fossero stati letti, allora capite da soli che qualcosa non quadra». Un po' come non quadrava all'assessore ai trasporti, Stefano Esposito, il funzionamento degli uffici dell'Atac e tra allusioni e frasi dichiarate il senso era di una certa difficoltà ad approfondire determinate questioni all'interno dell'azienda. Certo, sul Giubileo le rassicurazioni iniziali sulla riuscita dell'evento hanno perso peso e sostanza col passare del tempo. Ora, a prevalere sembra una certa paura. «Siamo al centro di una minaccia - spiega il prefetto Gabrielli, che sul palco dell'Acer usa l'esempio a lui caro della Concordia per dire che tutti devono rimboccarsi le mani per la riuscita dell'evento - viviamo tempi difficili e il rischio non può essere zero, ma gli apparati stanno lavorando in maniera molto intensa sul territorio per consentire che chi ha cattive intenzioni trovi maggiore difficoltà a metterle in atto». Con vicino il prefetto, che starà tutto il tempo seduto al fianco di Cantone mentre Marino distanzierà i due dello spazio di una poltroncina vuota, il sindaco sceglie una battuta per cercare di sdrammatizzare le polemiche dei giorni scorsi e apostrofa Gabrielli come «la mia badante, persona straordinaria». E poi giù ad elencare cifre e dati rigorosamente letti sui suoi appunti: «Tra fondi stanziati e progetti che hanno finanziamenti certi abbiamo messo in campo oltre 400 milioni di euro, fondamentali per la sofferente economia romana». E via con l'elenco, dai 70 milioni contro il dissesto idrogeologico ai 20 per le Consolari e le rotatorie di via Ardeatina passando per i 145 per il Ponte dei Congressi e i 38 per il Ponte della Scafa. Non una parola sul tema della sicurezza relativa al Giubileo né sul sistema scelto dal Campidoglio per far lavorare alla manutenzione straordinaria soltanto le imprese rigorosamente vagliate dallo stesso Comune. Metodo sbagliato, secondo il presidente dell'Acer, Bianchi. Marino fa solo un accenno ai soldi messi in campo per il Giubileo, dicendo che «il Comune sta attivando tutte le risorse necessarie» e poi cita la riqualificazione della stazione Termini con via Marsala «dove le caditoie non erano collegate con il sistema fognario». La platea rumoreggia, il sindaco non è proprio in territorio diciamo così, amico, a parte qualche sostenitore d'obbligo che siede in prima fila, come un paio di assessori della sua giunta e poi Fabrizio Panecaldo e Antonio Stampete del Partito Democratico. C' è chi sbuffa, chi guarda distratto il cellulare, chi ancora chiede al vicino di cosa stia parlando il sindaco, chi si alza e, addirittura, se ne va. Di certo il Giubileo non può cancellare la fotografia che il Cresme dà della Capitale a 68 giorni dall'evento. Nell'area metropolitana si effettuano un decimo degli investimenti annui rispetto all'area di Londra e l'80% in meno di Parigi. La ricerca si chiude con una domanda: qual è la visione che gli amministratori hanno di questa città? Secondo il sindaco la risposta è facile: cambiamento. «Stiamo cercando il modo di gestire il bilancio pubblico». Come a dire che gli altri, prima di lui, non lo hanno fatto. Del resto prima di entrare all'Auditorium Marino trova il tempo di attaccare di nuovo l'ex sindaco Alemanno «indagato per associazione mafiosa». Una stoccata alla destra, quando sostiene che l'intuizione delle potenzialità del turismo congressuale che hanno portato alla decisione di costruire la Nuova Fiera e la Nuvola non hanno trovato seguito «visto che ben due padiglioni della Fiera sono chiusi per dissesto idreologico e la Nuvola ancora non esiste». Già, ma intanto negli uffici amministrativi, come ha certificato Cantone, qualcosa non quadra.
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