La tassa sulla prima casa sarà tolta «per tutti e per sempre» e «non sono rilevanti le letterine europee. L'Ue faccia ciò che deve, noi facciamo quello che dobbiamo nel rispetto dei ruoli». Renzi conferma così che non si farà condizionare dai diktat di Bruxelles. L'abolizione della tassa sulla prima casa «corrisponde a una serie di molteplici obiettivi», spiega Renzi. Il primo è quello di «restituire forza all'edilizia». Al secondo punto c'è il tema di «quanto incide» l'intervento. Più dell'80% delle famiglie italiane hanno una prima casa di proprietà, ricorda il presidente. «E non è vero che questo è l'unico Paese che non tassa la prima casa. Se guardiamo l'incidenza delle imposte sugli immobili vediamo che incide di più sul pil nel Regno Unito e in Francia, ma meno di noi sia in Germania che in Spagna». Il premier ricorda, inoltre, che «il 75% dei contribuenti Tasi sono lavoratori dipendenti e pensionati; il valore di quello che pagano è il 74% del gettito complessivo. Il presidente ammette le responsabilità della politica, che non è ancora riuscita ad approvare le nuove regole del catasto. «L'Europa faccia ciò che deve fare e noi facciamo quello che dobbiamo, nel rispetto dei ruoli». Però, aggiunge il presidente, «ricordiamoci che ogni anno diamo 20 miliardi all'Unione europea e che ce ne restituisce 12. E questo atteggiamento di subalternità ha da finire una volta per tutte«» Il «punto centrale», secondo Renzi, è che l'intervento «non deve pesare sui comuni, vale a dire: ciò che viene toto deve essere restituito, senza neanche un centesimo in meno perchè altrimenti si lede il patto di fiducia e di rapporto con i sindaci». Renzi attacca duro: «Dobbiamo uscire dalla dinamica per cui ogni battito d'ali di una farfalla Brussellese costituisce un elemento di preoccupazione».
Via la tassa sulla prima casa per sempre e per tutti
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