Quello che sembrava un idillio tra il Papa venuto quasi dalla fine del mondo, paladino degli ultimi e dei poveri, e il sindaco di Roma, già amico del cardinale Martini, paladino dei progressisti, è naufragato nel peggiore dei modi. Nonostante il portavoce vaticano padre Lombardi tenti di gettare acqua sul fuoco: il direttore della Sala stampa ha affermato che «i rapporti fra i rappresentanti della Santa Sede e le autorità italiane a proposito del Giubileo si sono sempre svolti e continueranno a svolgersi con serenità e correttezza nelle sedi appropriate». Parole che tentano di ricucire i rapporti col Campidoglio alla vigilia dell’Anno Santo. Ma la misura sembra colma. I motivi di tensione con la Chiesa da quando Marino è stato eletto nel giugno del 2013 non sono mancati. TE DEUM Il primo affondo del Papa risale alla sera di San Silvestro di due anni fa. «Roma è una città di una bellezza unica. Il suo patrimonio spirituale e culturale è straordinario - disse Francesco - Eppure, anche a Roma ci sono tante persone segnate da miserie materiali e morali, persone povere, infelici, sofferenti, che interpellano la coscienza di ogni cittadino (...) Tutti hanno il diritto ad essere trattati con lo stesso atteggiamento di accoglienza e di equità, perché ognuno è portatore di dignità umana». Un richiamo generale con una sfumatura importante: «Certo, chi è investito di autorità ha maggiore responsabilità, ma ciascuno di noi è corresponsabile, nel bene e nel male». UNIONI CIVILI Meno di tre settimane più tardi, il 17 gennaio 2014, passa in commissione la proposta di istituire il registro delle unioni civili. Durissimo l’affondo di Angelo Zema, direttore di Roma Sette, il settimanale della Diocesi pubblicato con Avvenire e dunque voce diretta del cardinale vicario Vallini che non esitò a parlare di «vera discriminazione» nei confronti delle famiglie: «Non si può barare con le parole». Ancora più pesante l’editoriale del 20 ottobre, dopo la prima trascrizione dei matrimoni omosessuali: «È solo una scelta ideologica, che certifica un affronto istituzionale senza precedenti» scrisse Zema, parlando di «intento dal chiaro sapore demagogico», di «mistificazione, ben sostenuta a livello mediatico e politico e alimentata da un linguaggio che mira a distorcere la realtà». GENDER Altro terreno di scontro è quello dell’educazione, con l’apertura del sindaco alla teoria gender nelle scuole della Capitale. Come scriveva su queste colonne Susanna Novelli il 24 febbraio dello scorso anno, «ci ha pensato la giunta del sindaco di Roma Ignazio Marino ad aggiungere un po’ di sale nello "scontro" tra il mondo cattolico e, come viene definita dalle pagine di Roma Sette, "la potente minoranza favorevole al "gender"». Nodo del contendere il piano di aggiornamento per l’anno scolastico 2013-2014 delle educatrici dei Nidi e delle maestre delle scuole dell’infanzia. Ma anche sulla proposta di quartieri riservati alla prostituzione e sulle politiche familiari, come l’eliminazione delle agevolazioni economiche per il terzo figlio al nido, l’irritazione della Chiesa è stata palpabile. MAFIA CAPITALE Diversi i richiami giunti all’amministrazione sia dal Papa che dal suo Vicario. Il 22 dicembre 2014 il cardinal Vallini volle una preghiera speciale per Roma a S. Maria Maggiore con una citazione del profeta Sofonia: «Guai alla città ribelle e impura, alla città che opprime! Non ha ascoltato la voce, non ha accettato la correzione. Non ha confidato nel Signore, non si è rivolta al suo Dio. I suoi capi in mezzo ad essa sono leoni ruggenti, i suoi giudici sono lupi di sera, che non hanno rosicchiato al mattino». Nel Te Deum di fine anno fece udire la sua voce anche il Papa: «Senz’altro le gravi vicende di corruzione, emerse di recente, richiedono una seria e consapevole conversione dei cuori per una rinascita spirituale e morale, come pure per un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale (...) È necessario un grande e quotidiano atteggiamento di libertà cristiana per avere il coraggio di proclamare, nella nostra Città, che occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri, che occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli! Quando una società ignora i poveri, li perseguita, li criminalizza, li costringe a "mafiarsi", quella società si impoverisce fino alla miseria, perde la libertà e preferisce "l'aglio e le cipolle" della schiavitù». Parole ribadite il 14 giugno scorso a chiusura del convegno ecclesiale in piazza S. Pietro: «A seguito delle ben note vicende, la nostra città ha bisogno di una rinascita, deve rinascere moralmente e spiritualmente». Ma l’invito sembra rimasto lettera morta.
Unioni civili e Mafia Capitale Finito l’idillio con la Chiesa
Tutti i casi che hanno provocato l’irritazione del Papa e del Vicariato
