«Come è noto le riforme si fanno per metà in aula e per metà sul lettino dello psicanalista... C'è un clima di diffidenza che non si riesce a superare». Il sottosegretario alle Riforme, Luciano Pizzetti, il «mister Wolf» delle trattative sul ddl Boschi, scherza nel Transatlantico di palazzo Madama. Ma fino a un certo punto. Il problema è sempre lo stesso: i rapporti con il presidente Pietro Grasso. «Giochiamo al buio, non sappiamo mai nulla di quello che decide Grasso e questo non facilita le cose», si sottolinea in ambienti dem. Pizzetti lo spiega così: «Decidere articolo per articolo l'ammissibilità degli emendamenti è un freno ad un'intesa politica complessiva» sulle riforme. Intanto perchè gli articoli sono intrecciati l'uno all'altro. Per dire, nell'art.2 si parla dell'elettività e nel 38 di come eleggere i futuri senatori, con quale sistema. L'uno tiene l'altro. «Così, viviamo giorno per giorno», dice Pizzetti. Il Pd non mette in dubbio che l'obiettivo di chiudere il 13 ottobre sarà centrato ma da domani con l'avvio delle votazioni, parte un percorso non privo di insidie. Ieri presidente Grasso ha stoppato «il sabotaggio Calderoli» dei lavori parlamentari ma «non l'ostruzionismo». Al momento restano infatti ben 383.500 emendamenti. Il governo confida che la stragrande maggioranza verranno dichiarati inammissibili ma, appunto, si scoprirà solo nel momento in cui Grasso si pronuncerà nel merito. Dunque, sebbene Grasso abbia stoppato la Calderoli machine, nel Pd restano malumori. Sia perchè «l'ostruzionismo resta» sia per la via scelta dal presidente per tagliare gli emendamenti. Il governo infatti avrebbe preferito un'altra strada. Quella di cui si era fatto promotore Francesco Russo: togliere di mezzo tutti gli emendamenti in digitale con firma elettronica in quanto contrari al regolamento. Si sarebbe sgombrato il campo del tutto della mina Calderoli e anche creato un precedente. Con il lodo Russo «si sarebbe sancito il principio che non si può inondare le camere con milioni e milioni di emendamenti ostruzionistici prodotti da un algoritmo. Purtroppo -sottolinea ancora Pizzetti- non è andata così» e una situazione analoga potrebbe ripresentarsi su altri provvedimenti costringendo il governo ad agire nell'unico modo possibile: a colpi di fiducia. Se l'attività legislativa è impedita, l'unico modo in cui il Parlamento può funzionare è quello della fiducia. È l'unico modo che resta, se quello diventa il criterio«, dice il sottosegretario alle Riforme.
Grasso stoppa Calderoli ma l’ostruzionismo resta
«Come è noto le riforme si fanno per metà in aula e per metà sul lettino dello psicanalista... C'è un clima di diffidenza che non si riesce a superare». Il sottosegretario alle Riforme, Luciano...
