Doveva «smacchiare il Giaguaro» (alias Silvio Berlusconi) e invece è stato smacchiato da Matteo Renzi. Doveva essere il primo comunista a varcare le porte di Palazzo Chigi forte di un mandato popolare, e invece niente. C’è stato D’Alema, è vero, premier per meno di due anni, ma solo dopo la caduta di Prodi. Un po’ come Renzi. Altro che elezioni. Sognava la premiership, Bersani, e invece non vinse le elezioni (le pareggiò) e s’incartò sull’elezione del presidente della Repubblica, costringendo la politica a chiedere in ginocchio a Giorgio Napolitano la disponibilità per un secondo storico mandato. Doveva e poteva fare tante cose Bersani. Invece lo ritroviamo a rimpiangere i bei tempi andati del distributore della sua Bettola e a difendere l’ortodossia di quella Ditta, il Pd, che Renzi prima di rottamare ha pensato bene di adibire a proprio giardino di casa. Così Bersani è stato costretto a mandar giù di tutto. Su una cosa però non si transige: il sostegno di Denis Verdini alle riforme. Sentitelo Bersani: «In Parlamento vedo Verdini e compagnia, con gli amici di Cosentino, che stanno cercando di entrare nel giardino di casa nostra per fare il partito della nazione. Siccome questo è un delirio trasformista, mi aspetterei che dal Nazareno venisse una parola chiara su questo delirio, perché non vorrei si sottovalutasse l’effetto che queste cose hanno sui nostri militanti». Ovviamente il Nazareno tace. E Bersani continua a difenderne l’ortodossia, alzando la voce su Italicum, Costituzione, Jobs Act, Buona Scuola, riforma della Pa. Tutti provvedimenti in grado di «cambiare la ragione sociale della Ditta» e per questo duramente contestati fino all’orlo di una scissione che però non c’è mai stata. Perché Bersani alla fine ha votato tutto o, al massimo, si è limitato coi suoi compagni a uscire dall’Aula, senza affondare il colpo. Nella consapevolezza che oggi Matteo il Magnifico da Firenze è un principe troppo forte da detronizzare. L’ultima beffa sul Senato. Per Bersani & Co. doveva essere elettivo, Renzi ha risposto proponendo un listino bloccato. Apriti cielo: basta con Porcellum e listini, i senatori devono essere eletti. Così quando il segretario in Direzione ha riproposto il Tatarellum per il nuovo Senato (ossia il listino bloccato abbinato ai governatori) la minoranza Dem, Bersani in testa, ha accettato. Salvo poi accorgersi che l’emendamento presentato dalla maggioranza è «bizantino e contorto». Povero Bersani, passato dal sogno di Palazzo Chigi a impedire che Renzi e Verdini giochino insieme in quello che era il suo giardino.
Dal sogno di governo alla difesa della Ditta
L'ex segretario contro il sostegno di Verdini
