Politica

Con dodici chili in meno il Cav prepara il rientro

Basta aspettare Strasburgo, il leader torna in tv

Ci sarà un motivo se Giorgia Meloni lo ha accantonato da tempo, ma gli riserva ancora il posto da ospite d’onore ad Atreju. O se Matteo Salvini vorrebbe confinarlo al ruolo di padre nobile ma attende di incontrarlo per definire la candidatura a sindaco di Milano. Perché Silvio Berlusconi - 79 anni oggi, con una festa low profile nel fortino di Arcore, con pochissimi familiari e amici - è ancora il kingmaker del centrodestra italiano, con tutto il bene e il male che ne consegue. E sì, perché l’estate 2015 ha rappresentato in parte quello che per il campo del «moderati» rappresentò la traversata nel deserto post 2011. Anche in quel caso, con un Berlusconi che si defilò al punto di sparire addirittura per un anno dai radar politici, il centrodestra sembrava allo sbando. Stavolta, la «latitanza» del leader è durata solo pochi mesi, ma tanto è bastato per far chiedere ai sodali, quasi con una supplica, il ritorno in campo per aggirare l’emorragia di consensi e parlamentari. E Berlusconi, con la solita generosità, non si è sottratto. Allora, quando al Cav toccò di togliere a Mario Monti una leadership dei moderati che il Prof sentiva già sua, i chili persi furono otto. Stavolta, la dieta sembra aver dato frutti ancora migliori: dodici chili in meno. Il ché, nell’universo berlusconiano, vuol dire solo una cosa: tanta voglia di tornare in campo. Non si può più attendere lasentenza della Corte di Strasburgo sul processo Mediaset, per gli avvocati non se ne parlerà prima di un altro anno, e così il vecchio leader ha rotto gli indugi con due comizi nel fine settimana appena trascorso. Nei quali ha rispolverato un po’ del vecchio repertorio (lotta ai comunisti, quatto colpi di Stato ecc) ma anche una serie di proposte, a partire dalla flat tax, che non potranno non incontrare l’assenso di Matteo Salvini. Per il resto, Berlusconi resta convinto che prima di un paio di anni non si andrà al voto e che quindi ha davanti a sè tutto il tempo necessario per riprendersi lo scettro dei sondaggi sottrattogli momentaneamente dalla Lega. E la frenata del Carroccio nelle ultime rilevazioni (condita da qualche segnale di ripresa di Forza Italia) lo conforta. In quanto agli addii nel partito, sembrano sollevarlo più che preoccuparlo. Meglio una sparuta pattuglia di fedelissimi che un numero esercito di potenziali traditori.

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