A volte per stabilizzare bisogna destabilizzare e per destabilizzare è necessario stabilizzare. Un’arte antica e difficile, che richiede grandi capacità che pochi politici possiedono. Denis Verdini evidentemente ritiene di averle, consapevole forse del fatto che l’ingresso dell’Italia in una fase di democrazia più matura non possa prescindere dall’avvento del Partito della Nazione. L’ex fedelissimo del Cav, plenipotenziario delle trattative per il patto del Nazareno, invita a evitare retroscena, ma le parole del senatore leader di Alleanza liberalpopolare (che oggi conta 12 senatori e 11 deputati: molti altri parlamentari sono in arrivo e i posti vicini all’esaurimento) si prestano a diverse interpretazioni, tra cui proprio quella che porta al Partito della Nazione. «Il leader - spiega Verdini alla festa di Scelta Civica a Salerno - non si inventa, o c’è o non c’è. Il centro ha avuto grandi leader in passato, ma in questo momento non ci sono e leader e non si inventano». Quindi - spiega Verdini - «dobbiamo proseguire nella disgregazione per poi facilitare una nuova aggregazione». E aggiunge: «Senza leadership la politica moderna non funziona. Nessuno ricorda chi si batteva contro Khol, la Merkel o Blair. È la modernità: chi vince governa e segna un’epoca». Impossibile non negare che quella leadership oggi appartenga a Matteo Renzi, che, appunto, governa. Chissà se segnerà anche un’epoca. Verdini non abiura l’esperienza al fianco di Berlusconi: «Rivendico tutti questi anni, errori compresi. Ma il tempo passa, si possono commettere errori e avere opinioni diverse. Ci si divarica, è un dramma umanamente. Quello che abbiamo fatto è stata una cosa sofferta, per me molto dura. Silvio è stato il primo a cercare di modernizzare il Paese, dovrebbe essere rispettato per questo. Rivendico tutti questi anni». Nessuna rottura conncordata: «Col Cav non si concorda nulla, ha sempre fatto tutto di testa sua». L’obiettivo di Verdini ora è creare un nuovo contenitore per i moderati. «Le difficoltà poi le superiamo», chiosa. Ma Ala è davvero «un taxi per il potere», cioè per uno schieramento che comprenda il Pd senza i comunisti e i moderati? «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere», scheza Verdini. «Oggi - aggiunge - bisogna sostituire i moderati con la parola modernità. L’Italia ha bisogno di modernità e questa la si ottiene senza paura, modificando il Paese, una strada oggi presa con le riforme». Cioè con Renzi, anche perché «nel mondo non esiste la categoria dei moderati, ci sono i repubblicani e i democratici o i laburisti e i conservatori. I moderati devono essere moderni, spostarsi da una parte all’altra, senza paura, devono comprendere che serve grande coraggio: cambiare la Costituzione o la legge elettorale, modernizzare il Paese. Gli interpreti di questo percorso non possono che essere i moderati, che sono garanzia che qualsiasi cosa sia fatta come deve essere fatta».
Verdini: "Il leader non s’inventa Ora bisogna disgregare"
L'ex fedelissimo del Cav: "Nuovo polo moderato? Supereremo le difficoltà"
