Non è vero che il ddl sulle Unioni civili gay «non danneggia la famiglia tradizionale». La legge ha una rilevante forza pedagogica. Ciò che essa promuove tende a essere percepito come buono e giusto dalla collettività, ciò che proibisce come dannoso e cattivo. Perciò ogni legge influenza la mentalità e il costume, creando indirettamente tutta una serie di incentivi o di freni verso certi comportamenti. Con l’approvazione di uno pseudo-matrimonio gay lo Stato darebbe un messaggio ben preciso: «Riconosco un’unione e la promuovo pubblicamente, non perché ritengo importante la generazione e la crescita dei bambini, ma perché ritengo importante tutelare un sentimento ("l'amore")». L'effetto "pedagogico" è potenzialmente devastante. Ne consegue una inversione ideologica: il benessere emotivo e sentimentale degli adulti prevale sul benessere dei bambini. Anche i principi ispiratori della futura azione politica rischiano di cambiare a danno della famiglia naturale e della società tutta. Se lo Stato stesso smette di credere che il riconoscimento del matrimonio implica un legame stretto con la famiglia, la procreazione e l’educazione dei bambini, le politiche future che avranno a oggetto il matrimonio non saranno principalmente dirette ad agevolare la nascita e la crescita dei bambini (e in particolare le famiglie numerose come vorrebbe l'art. 31 della Costituzione), ma a realizzare gli interessi personali e sentimentali degli adulti. Questo risultato sarebbe catastrofico per una nazione che soffre già in modo terribile di un inverno demografico senza precedenti. Il tasso di fertilità medio della donna italiana si aggira sul 1,3, cioè molto al di sotto della soglia di sostituzione generazionale (2,1), uno dei più bassi al mondo. Ciò vuol dire invecchiamento progressivo della popolazione, insostenibilità economica, in particolare rispetto alla previdenza pubblica, e, in prospettiva, sostanziale estinzione del popolo italiano. Del resto, dal 1994, ogni anno il numero dei morti risulta maggiore dei numeri dei nati. Lo scenario non cambia se non si incentiva la nascita dei bambini. Togliere rilevanza alla generazione, come motivo fondante del riconoscimento del matrimonio, è l’ultima cosa di cui l’Italia ha bisogno. Di conseguenza, il riconoscimento di pseudo-matrimoni gay (unioni civili), è l’ultima cosa di cui l'Italia ha oggi bisogno. * Notizie Pro Vitawww.notizieprovita.it
I bimbi e il vero amore
di Francesca Romana Poleggi * Non è vero che il ddl sulle Unioni civili gay «non danneggia la famiglia tradizionale». La legge ha una rilevante forza pedagogica. Ciò che essa promuove tende a...