Si allarga lo scandalo delle emissioni della Volkswagen. Sono 11 milioni le auto della casa automobilistica tedesca che sono state truccate mentre nei principali Paesi importatori potrebbero partire class action e azioni legali a raffica che rischiano di mettere in ginocchio l’azienda. Tant’è che i vertici della Volkswagen per tranquillizzare i mercati (in due giorni il titolo ha perso un terzo del valore e sono stati bruciati 24 miliardi di euro di capitalizzazione) che saranno accantonati 6,5 miliardi di euro nel terzo trimestre per far fronte alle spese legate allo scandalo, dalle multe ai possibili richiami di vetture. Non solo. A seguito di questi costi inattesi, Volkswagen sarà costretta a rivedere le stime di utili per il 2015 mentre la dirigenza rischia di essere azzerata. Secondo la stampa tedesca, il ceo Martin Wikterkorn, avrebbe i giorni contati e potrebbe essere sostituito entro la fine della settimana. Il supermanager è intervenuto in video conferenza chiedendo «scusa per la cattiva condotta». Promette «franchezza e trasparenza massime» e afferma che «non dovranno verificarsi mai più manipolazioni alla Volkswagen». «Metteremo tutto sul tavolo, il più velocemente possibile e in modo trasparente». Poi ha chiesto «fiducia per andare avanti. Ma lo scandalo lambisce anche il governo. Il Die Welt, citando un'interrogazione parlamentare dello scorso luglio, ha ricostruito che il governo tedesco sapeva dell’uso da parte di alcune marche di un software per aggirare i controlli sulle emissioni. Ma in quel caso non venivano fatti nomi delle case automobilistiche nè di modelli specifici. Ora il ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt ha annunciato una commissione d'inchiesta. È intervenuta sul caso anche il Cancelliere Angela Merkel reclamando «chiarezza e piena trasparenza sulla vicenda». Intanto l’indagine statunitense si sta allargando a tutto il mondo. Anche Australia e Corea hanno avviato delle verifiche mentre inchieste sono state annunciate in Francia e Italia. Il ministro dell’Ambiente Luca Galletti chiede se il dispositivo scoperto negli Usa sia presente anche in Europa e se le auto sotto accusa siano state vendute anche in Italia. In caso affermativo si potrebbe anche arrivare alla sospensione della vendita delle auto con il software incriminato. Bernard Sapin, ministro francese delle Finanze ha sollecitato «un'inchiesta europea» sulla casa di Wolfsburg. Per «rassicurare i cittadini» ha aggiunto parlando alla Radio Europe1, che sarà «necessario condurre controlli anche sugli altri costruttori europei». Subito Fca ha precisato che non usa dispositivi difettosi e lavora da vicino e continuamente con l'Epa per il rispetto delle norme sulle emissioni. Ma i mercati non hanno badato a queste dichiarazioni e ieri a Piazza Affari è stata la debacle per i titoli della famiglia Agnelli. Il titolo Fca ha perso il 6,21% e ha chiuso a quota 11,93 euro per azione dopo aver toccato un minimo a 11,67 euro. CnhI è arretrata del 3,43%, mentre la controllante Exor ha lasciato il 6,35%, risultando così la peggior blue chips della giornata. Da Bruxelles al momento solo dichiarazioni. «Andremo in fondo», ha fatto sapere la Commissione Ue, sottolineando però che «è prematuro dire se sia necessaria qualsiasi misura di sorveglianza specifica anche in Europa e se i veicoli Volkswagen venduti in Europa abbiano lo stesso difetto».
Volkswagen, Berlino sapeva del falso
Il Die Welt rivela: il governo era a conoscenza dei software anti controlli Sono 11 milioni le auto coinvolte. Galletti: stop a vendite se dati truccati LEGGI ANCHE I consumatori preparano la class action
