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Politica

Francesco va a trovare Fidel Confronto sui temi ecologici

Il portavoce padre Lombardi: Incontro familiare e informale"

Era stato dato per molto probabile ed effettivamente l’incontro tra il Papa e il «lider maximo» c’è stato. Dopo la Messa celebrata a L’Avana Papa Francesco si è recato a casa di Fidel Castro, una residenza dove ci sono le attrezzature sanitarie necessarie per assistere l'anziano capo della rivoluzione cubana, la cui salute è a dir poco malferma. Il colloquio privato, di cui non sono state diffuse immagini, è durato oltre mezz’ora, alla presenza della moglie di Fidel Dalia e di alcuni parenti. Sono stati toccati in particolare i temi ambientali affrontati nell'enciclica «Laudato si’», che il Pontefice ha donato a Fidel. «Un incontro familiare e informale» lo ha definito il portavoce vaticano padre Lombardi, al quale ha partecipato anche «il nunzio, monsignor Giorgio Lingua». Non c’era, invece, proprio padre Lombardi, che era presente nel 2012 all'incontro tra Fidel e Papa Benedetto XVI nella nunziatura dell'Avana. «In quell'occasione, il comandante Castro aveva chiesto a Benedetto alcuni libri che gli interessavano (poi effettivamente recapitati a Castro, ndr) e così - ha spiegato Lombardi - Francesco ha portato alcuni volumi, oltre all'enciclica e all'esortazione apostolica "Evangelii gaudium", in particolare due libri di Alessandro Pronazato, sacerdote piemontese noto come autore di spiritualità, e cioè "Vangeli scomodi" e "La nostra bocca si aprì al sorriso", che affronta il tema dello humor nella vita cristiana». Inoltre il Papa ha donato un libro ed un dvd con le omelie di padre Armando Llorente, il gesuita che fu insegnante di Castro. E se nel 2012 al centro dell'incontro c’erano le domande di Fidel a Benedetto (celebre quella su «cosa fa un Papa») questa volta Castro ha offerto a Francesco le proprie risposte, contenute in un libro-intervista del 1977 firmato dal domenicano brasiliano Fri Betto, «Fidel e la religione», con la dedica di Castro: «Per il Papa Francesco in occasione della sua visita Cuba, con l'ammirazione e il rispetto del popolo cubano». È il terzo pontefice che incontra Castro, dopo S. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Bergoglio, nel 1998, curò la pubblicazione del volume «Dialoghi tra Giovanni Paolo II e Fidel Castro». In quel libro l’arcivescovo di Buenos Aires criticava il regime cubano che «nega, mutila e occulta diritti fondamentali al popolo», ribadendo il primato della persona sia di fronte al marxismo che alle visioni neoliberiste della società. Concetti che riecheggiano nell’omelia pronunciata a L’Avana. In questi anni il clima nei confronti della Chiesa a Cuba sta cambiando. Lo dimostra anche un segnale preciso: nello scorso febbraio a Sandino sono ripresi i lavori per la costruzione di una chiesa interrotti proprio nel 1959 durante la rivoluzione. Da allora non era più stata permessa la realizzazione di nuovi edifici di culto sull’isola. Ora sono stati autorizzati diversi progetti, tra cui quello della chiesa che sarà dedicata a S. Giovanni Paolo II, che nel suo storico viaggio del 1998 pronunciò la frase, ripresa da Francesco, «Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba». In precedenza (nel 1992) era stato abolito l’ateismo di Stato e successivamente alle visite dei Pontefici furono ripristinate le festività di Natale e del Venerdì Santo. Ma se il tempo delle feroci persecuzioni comuniste nei confronti dei cattolici sembrano superati, la strada per una piena libertà religiosa è ancora lunga.

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