Politica

L’abusivismo sottrae allo Stato 11 miliardi

Allarme Confesercenti: il commercio irregolare vale 21,4 miliardi Danneggiate le attività autorizzate. Dal 2012 chiuse 73 mila aziende

Un solo dato, 11,1 miliardi. Se tutte le attività commerciali abusive fossero cancellate lo Stato recupererebbe un vero e proprio «tesoretto» utile non solo per finanziare il taglio di Imu e Tasi sulla prima casa, ma anche il raddoppio della platea dei beneficiari del Bonus da 80 euro e 32 mila posti di lavoro regolari. Invece, secondo il rapporto presentato da Ref Confesercenti nella due giorni di Meeting di Perugia, l’abusivismo c’è e più che un fenomeno sta diventando sempre di più mercato, che continua ad aumentare alimentato dalla crisi e che genera un fatturato stimato di 21,4 miliardi di euro (il valore della merce contraffatta sequestrata nel 2014, proveniente per di più dalla Cina, è di circa 900 milioni di euro),con evidente danno alle attività autorizzate: circa 73 mila aziende hanno chiuso i battenti dal 2012 al 2014. E se colpiti dall’abusivismo sono un po’ tutti i settori produttivi, dal commercio al turismo, fino alla ristorazione, è nell’ambulantato che si concentra la quota più elevata di abusivi con 100 mila irregolari, stranieri per oltre la metà, quasi tutti extracomunitari. «Nei registri delle camere di commercio sono registrate 182 mila imprese operanti nel commercio su area pubblica – spiega Mario Bussoni, segretario generale della Confesercenti – ma solo 70 mila hanno aderito agli studi di settore. Una percentuale che ci fa riflettere su quanti non siano in regola con il versamento dei contributi». Una carica di illegali, che causa un danno economico piuttosto consistente soprattutto se si considera che, ad esempio, il divario di prezzo tra un capo di abbigliamento venduto da un’attività regolare ed uno abusivo può arrivare al 20%. Stesso divario, o anche maggiore, nei settori fiori e ristoratori, che soffrono della concorrenza sleale esercitata da attività temporanee: nei fiori, con gli ambulanti sulle Ape-car; nella ristorazione, con le fiere, sagre, feste di paese, circoli privati/associazioni, disciplinate da leggi e normative statali e regionali, che possono beneficiare di regimi fiscali di assoluto favore, ma anche con forme nuove che destano quanto meno preoccupazione ai regolari, come l’home restaurant (cucinare a casa a pagamento per clienti sconosciuti), o i farmers market (mercatini degli agricoltori), che secondo la Confesercenti arriva ad incidere per più del 10% sull’attività dei propri associati. Forme di abusivismo cosiddetto legalizzato, queste ultime, che seppur lecite, godono di procedure più snelle di tipo burocratico, autorizzativo o fiscale, tali da svantaggiare i tradizionali esercizi commerciali e i pubblici esercizi. Se queste attività venissero sottoposte allo stesso regime delle altre imprese, l’Italia guadagnerebbe quasi un miliardo di euro l’anno di gettito fiscale. Nel solo settore del commercio (mercatini, sagre e fiere locali) il giro d’affari stimato è pari a 1,5 miliardi di euro; a questi si aggiungono i 450 milioni di euro legati a circa un migliaio di farmer market. Anche negli esercizi e nelle attività legate al turismo, le forme di attività agevolate sono svariate e vanno dalla somministrazione di alimenti e bevande nei circoli e associazioni private, all’ospitalità in b&b fino alle guide turistiche improvvisate per un giro d’affari di 1,4 miliardi, mentre la perdita di gettito fiscale si stima ammonti a circa 420 milioni di euro. Nuova frontiera dell’abusivismo è il mercato on line, basti pensare che 8 su 10 siti Internet che vendono prodotti di lusso hanno in catalogo merce contraffatta. La soluzione c'è, secondo la Confesercenti e si chiama incrocio delle banche dati di Camera di Commercio, Inps e dell’Agenzia delle Entrate per scovare chi non paga le tasse ed è privo di qualsiasi autorizzazione. Pronta la risposta del Governo, attraverso il Sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta: «Per noi la proposta va bene, apriamo un tavolo con i vertici Confesercenti per studiarla nei dettagli». Integrazione delle banche dati considerata una soluzione anche per il comandante della Guardia di Finanza Vito Augelli, «è il presente e il futuro per il contrasto all’abusivismo». E per capire quanto sia diffuso il fenomeno, un sondaggio tra gli imprenditori presenti ieri al Meeting ha portato al sorprendente risultato che ben il 54% ha acquistato almeno un oggetto contraffatto nella sua vita. Non è dato di sapere se l’acquisto sia stato consapevole o meno.

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