Politica

"Regalavo 20 milioni e Marino li ha rifiutati"

La beffa del centro per l’Alzheimer alla Bufalotta

Anche i mecenati sbottano. E quando capita (assai raramente) la conseguenza non sono soltanto soldi puliti e buone cause che vanno in fumo. È soprattutto una gran brutta figura che svela i lati oscuri di quella che qualcuno chiama ancora politica. Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Roma propone è pronto a finanziare a Latina e a Roma la costruzione di un centro di Alta diagnostica oncologica nella provincia pontina e un villaggio Alzheimer nella Capitale che non si riescono ad avviare nonostante i proclami di encomio e gli slanci ossequiosi di sindaci e presidenti di cui sono piene le cronache e pullula la rete. Il Comune di Roma chiede perizie impossibili, a Latina si pagano i contrasti fra l’ex sindaco e la Regione.     Ieri al convegno «Alzheimer XVII. Scienza e coscienza per una comunità amichevole» ha lasciato la sala in un tripudio di applausi dopo aver detto «Basta, non metterò mai più piede in Campidoglio. «Rappresento una istituzione nata nel 1540 per volere di Paolo III Farnese nata con l’impegno dei privati a occuparsi della povera gente. Io vivo per questo ideale tanto che con il cda della Fondazione impegniamo il 45 per cento delle risorse per la salute, il 20 nella ricerca, il 13 in solidarietà ai poveri, l’11 per la cultura e l’11 alla istruzione. Sedici anni fa abbiamo inaugurato uno hospice per i malati terminali e un centro dove i bambini paralitici tornano a camminare. Senza tralasciare la collaborazione, sempre senza fini di lucro, con molti ospedali laziali».     E non può bastare? «No che non può bastare. Io vedo le lacrime e sento la disperazione dei malati di Alzheimer. So che cosa significa per le famiglie non avere sostegno, aiuto, collaborazione, conforto spirituale. Ci sono almeno cento persone in lista di attesa che potrebbero, come tutti hanno diritto, scoprire una vita migliore in una struttura accogliente costruita su un modello olandese felicemente sperimentato. Mi sta talmente a cuore che prenderei la cazzuola in mano e la costruirei con le mie mani. E invece niente».     Il sindaco di Roma sta boicottando la costruzione? «Non dico le cose che penso di Marino e Zingaretti. Le dico soltanto che il centro dovrebbe sorgere alla Bufalotta (periferia nord-est di Roma dove la Fondazione ha acquisito il terreno ndr) e che dopo tre anni il Comune di Roma mi ha chiesto di elaborare uno studio sul rischio di esondazione del Tevere per i prossimi 200 anni. Peccato che lì il Tevere non si veda. E che quando ho letto la richiesta ho realizzato che ogni limite di guardia sia stato superato. È assurdo non concedere le autorizzazioni a un progetto per il quale non si chiedono soldi, si offre assistenza gratuitamente senza fine di lucro».     Un errore clamoroso o un gioco contro di lei? «Non entro nella polemica politica. Non dico quello che penso. Non voglio fare polemica volgare. Ma sono stanco. E deluso. Avevo applaudito il ministro della pubblica Istruzione quando promise di reintrodurre la storia dell’arte a scuola. Oggi ritiro anche quell’applauso perché mi disse una bugia. Io sono un uomo libero, stufo che la politica strumentalizzi i poveri cristi. Non ce la faccio più a vedere chi non ha voce e poteri strumentalizzato dalla politica. Sono amareggiato».     Deciso a gettare la spugna? «Io ho avuto tutto dalla vita. E tutto devo restituire perché quando mi troverò davanti a Nostro Signore il conto dovrà essere pari. Mi hanno stufato, è vero. Ma proporrò al consiglio di Amministrazione di cominciare a costruire alla Bufalotta senza permessi. Vedremo che cosa deciderà il Cda della Fondazione Roma e poi vedremo anche che cosa succede. E magari nel frattempo sentirò ancora qualche politico vantarsi di accogliere i rifugiati a casa sua. Non reggo a tanta ipocrisia».     Mi sta dicendo che la politica se ne frega e che parla sul niente? «Le sto dicendo che spero soltanto che un giorno non tocchi a me o a lei di aver veramente bisogno di aiuto. Senza solidarietà il nostro Paese non va da nessuna parte. La società non cammina se non si aiutano le persone che hanno bisogno di sostegno». Soprattutto quando chi ci mette i soldi e la faccia si ritrova la porta sbattuta in faccia. E pensare che si tratta di un investimento inziale di «soli» 20 milioni.

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