Ecco cosa scriveva nel luglio del 1983 Enzo Tortora alla sorella Anna: «Ogni giorno cambia l’imputazione. L’accusa non demorde, sembra impazzita. In qualcosa DEVO entrarci. È una lotta mortale tra il loro terrore di sputtanarsi, con il niente che ho fatto (lo urlo davanti a tutti, non ho mai commesso NULLA!) e la necessità di incastrarmi COMUNQUE. Ma lo capisci? È il processo degli untori, della Colonna Infame, è la fine dello Stato di Diritto, della Democrazia. Parole. Io non so, ora, come ne uscirò. Come vorranno loro. Forse vorranno che baci loro le mani, ringraziandoli se mi molleranno con il dubbio». (Dal libro «Fratello segreto» di Anna Tortora, Sperling and Kupfer Editori, 2012)
La lettera
«Devono incastrarmi comunque È il processo degli untori»