Una convivenza forzata. Così potremmo sintetizzare l’alleanza tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Quanto accaduto alla festa de Il Foglio vale più di mille parole: i dem non applaudono il presidente del M5S e lo stesso fanno gli ormai ex grillini quando prende la parola la prima inquilina del Nazareno. Il tutto è stato poi confermato da quanto verificatosi nel pomeriggio a Roma, dove i due leader si abbracciano in modo alquanto distaccato. Quel bacio definito «simbolico», prima di salire sul palco, basterà a colmare il gelo che si respira ovunque nell’aria, e non solo per l’abbassamento delle temperature? La giustificazione è: «Siamo raffreddati». Detto ciò, i malanni di stagione, considerando quanto visto al Teatro Palladium della Garbatella, sembrano essere l’ultimo dei problemi per il campo largo.
Basti pensare alla questione riformista. Nella foto della grande alleanza spunta adesso anche Riccardo Magi, segretario di +Europa, mentre non s’intravede Matteo Renzi. Il «Kraken» è ancora assente dallo scatto di rito. Come fanno, d’altronde, ad accettarlo quei pentastellati che, fino a ieri, gliene hanno dette di cotte e di crude?
Peggiore il discorso primarie. Se l’avvocato di Volturara Appula, non meno di quarantotto ore fa, aveva ribadito la necessità di un passo indietro da parte dei due principali riferimenti di coalizione, non la pensa allo stesso modo colei che dovrebbe sfidarlo. Schlein, ospite de Il Foglio, non solo evidenzia come intenda essere della partita, ma sottolinea soprattutto di non avere intenzione di fare passi indietro per lasciare spazio a qualche blasonato calato dall’alto: «Hanno provato a commissariarmi e a farmi fuori, ma sono ancora qui».
Un chiaro messaggio sia ai partner della minoranza, sia a quei compagni che, adesso, invocano il “federatore”. «Ci diranno – evidenzia – sempre la stessa cosa: si vince al centro e che, quindi, sarebbe meglio un candidato più disponibile alle larghe intese, più moderato e rassicurante. In questi vent’anni ci hanno fatto sempre perdere così. Dico, quindi, che è ora di cambiare e provare qualcosa di diverso».
Un ragionamento che trova d’accordo i tesserati della Cgil e quanti invocano nuove imposte patrimoniali, ma non certamente quei «centristi» che speravano nell’ennesimo papa straniero per riprendere quota e ritagliarsi spazi utili in vista di elezioni politiche complicatissime: i seggi sono sempre meno e le caselle potrebbero non bastare a soddisfare le molteplici ambizioni.
Ecco perché il vero spettro per Elly è proprio quel Gualtieri, comparso in prima fila alla festa di Più Uno, la neonata creatura fondata da Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli. Più di qualche suo fedelissimo avrebbe riferito all’ex vice-governatrice dell’Emilia: «Attenzione alla città eterna. Qualcuno vuole farti lo sgambetto. Guardati dal sindaco. È in corsa».
Le stesse parole pronunciate da Conte al “Manifestival” dovrebbero indurla a riflettere. Se dall’inizio dell’estate non ha perso occasione per pavoneggiarsi come l’unica strada possibile, adesso predica: «Ho fatto il presidente del Consiglio due volte nella mia vita, la terza non mi aggiunge nulla».
Per questo motivo, più di qualcuno non esclude che siamo di fronte all’ennesima sceneggiata da Oscar del solito regista-stratega Bettini, che, temendo il confronto all’ombra dei gazebo e un fallimento per il suo beniamino a 5 Stelle, rilancia l’idea del padre nobile: il cosiddetto «piano B», da scoprire al momento opportuno.
