Politica

La destra è davvero al "punto zero" O si ricostruisce oppure muore

di Angelo Mellone

Fossimo una nazione dove il renzismo bipolare non ha cloroformizzato il dibattito di culture politiche, l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul “Corriere della Sera” meriterebbe un ampio e lungo confronto. Cosa ha scritto il politologo? Anzitutto, che oggi una vera destra in Italia non esiste. Lui parla di destra “conservatrice”, ma il fondo del ragionamento è chiaro anche al di là di questa etichetta che nel nostro paese non ha mai avuto fortuna. In secondo luogo, definisce la lunga fase del berlusconismo come una specie di momento di euforia che ha colmato questa assenza fino al momento in cui la leadership berlusconiana non è entrata in crisi. Interessante è la descrizione di una destra-come-dovrebbe-essere secondo Galli della Loggia: liberale in economia ma attenta alle aree strategiche di intervento pubblico, anticonformista sui temi etici (volgarmente: non sdraiata sul “politicamente corretto”), artefice di una presenza forte nello Stato sul terreno della legalità, promotrice di una prassi chiara di sovranità nazionale. Esattamente ciò che un partito di destra dovrebbe essere ovunque, qui in Italia come altrove, con pochi fronzoli e capace di andare oltre una pura dinamica populistica. Il punto è che Galli della Loggia ha ragione quando imputa alla lunga fase berlusconiana la responsabilità, come dire, di aver occupato lo spazio politico della destra con una proposta politica e una prassi politica molto difformi da ciò che un partito o una coalizione di destra avrebbe dovuto esprimere. Il berlusconismo è un fenomeno prima sociale che politico del tutto particolare, che per vent’anni ha avuto un fortissimo potere di condizionamento delle dinamiche sociali in Italia ma che, a conti fatti, non ha certamente trasformato l’Italia in un “paese di destra”. Anzi. E, se vogliamo, l’errore di Berlusconi – e dei vari partiti-coalizione che si sono succeduti negli anni – è stato quello di non aver saputo o voluto creare le condizioni per un ricambio “naturale” della leadership italiana del centrodestra. Che oggi si ritrova sostanzialmente con poche idee, e confuse, con l’assenza di centri di produzione di cultura politica, con un radicamento sociale debole, con leadership nessuna delle quali pare in grado davvero di ambire a diventare l’architrave della costruzione di una maggioranza politica in Italia. Detto altrimenti: la destra oggi è al “punto zero”, alla prova di una vera “camminata nel deserto” che dovrebbe ricostruirne fondamenti, progetto, classe dirigente. Con il populismo che è diventato cifra della comunicazione politica, con l’assopimento del conflitto politico in una melassa incomprensibile, con i partiti che oggi si sono ridotti a essere “fan club”, come scrive giustamente Luigi Di Gregorio, l’impresa non è facile, così come non è semplice individuare quali potrebbero essere i canali per la selezione di una leadership che sia davvero in grado di caricarsi sulle spalle il compito di ri-costruire quello che forse in Italia non c’è mai stato, un forte partito nazionale, sociale e liberale, legalitario, che anzitutto spieghi alla gente che “essere di destra” anzitutto parte con il dovere di pagare le tasse e rispettare la legge. Staremo a vedere.

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