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"Indagini lacunose". Ora Taormina chiede il processo per Matteo

Istanza del legale al Gip contro l'archiviazione dell'ex presidente della Provincia di Firenze per la gestione dei soldi pubblici nel corso del suo mandato

Nessun reponsabile, indagini lacunose, che prendono in considerazione solo un anno a campione. Di fronte alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Firenze sulle «spese pazze» della Provincia «gestione Renzi», Alessandro Maiorano, dipendente comunale, ha chiesto al giudice delle indagini preliminari di disporre «l’imputazione coattiva nei confronti del premier e dei suo complici per i reati di associazione per delinquere, peculato, falso ideologico in atti pubblici, corruzione e ricettazione». Il «grande accusatore» di Renzi (rinviato a giudizio per diffamazione su querela del presidente del Consiglio) non si dà per vinto: vuole chiarezza su quei 31 milioni di euro spesi dall’allora presidente della Provincia di Firenze.   NESSUN RESPONSABILE Secondo il legale di Maiorano sono tanti i «buchi neri» dell’inchiesta. A cominciare proprio dall’individuazione dei presunti responsabili degli sprechi. «Nonostante la precisa indicazione delle circostanze di fatto - si legge nell’istanza al gip firmata dall’avvocato Carlo Taormina - nonostante l’allegazione della documentazione dimostrativa di ciascuno dei fatti denunciati, nonostante l’indicazione degli estremi anagrafici delle persone indicate; istantaneamente la denuncia conduceva all’iscrizione a modello 45, in luogo del dovuto modello 21». Per i non addetti ai lavori, il modello 45 è il registro degli atti che non costituiscono notizia di reato; mentre il modello 21 è il registro delle notizie di reato a carico di persone note.   INDAGINI LACUNOSE «La Procura di Firenze non ha espletato alcuna attività d’indagine - spiega l’avvocato Taormina - per questo se il gip riterrà che ci siano situazioni sintomatiche del peculato, ho chiesto che trasmetta gli atti alla Procura di Genova, competente per i reati commessi dai magistrati fiorentini». Per dimostrare la sua tesi, il noto penalista fa riferimento a due annotazioni redatte dal Gruppo tutela spesa pubblica della Finanza e depositate ai pm Luca Turco e Giuseppina Mione a ottobre 2014 e a maggio 2015. «L’informativa datata 25 ottobre 2014 si compendia di un lavoro assolutamente inutilie - si legge nell’istanza con cui Taormina si oppone all’archiviazione - sintetizza, punto per punto, i fatti denunciati e si conclude con un inventario delle cose denunciate e che mai sono state oggetto di indagine». Per ciascuna delle voci gli investigatori riportano la dicitura: «Non afferisce a fatti già oggetto di accertamenti preliminari di cui al procedimento penale 1222/12». «Ciò significa - spiega il professore Taormina nella sua istanza - che si tratta di fatti sui quali mai investigazione è stata fatta. Manco a dirlo, l’annotazione "non afferisce" riguarda il 90% dei dati denunciati». L’elenco è stato compilato sulla base della denuncia di Maiorano presentata il primo agosto 2014. Ci sono i 13 milioni consumati per eventi extra-istituzionali; i 9 milioni spesi per la «cura esclusiva dell’immagine di Matteo Renzi» attraverso la società Florence Multimedia; i 7 milioni per la gestione del «Genio Fiorentino». Poi c’è la questione dell’abitazione di via degli Alfani a Firenze e l’ipotesi di corruzione ventilata da Maiorano, secondo cui a pagare l’affitto per Renzi era Marco Carrai. E per finire c’è l'accusa di ricettazione in relazione ai finanziamenti ricevuti dall'ex amministratore della Margherita, Luigi Lusi. Per gli investigatori, tutte queste spese «non afferiscono» le indagini.   UN ANNO «A CAMPIONE» Nella seconda informativa della Finanza, quella del 7 maggio scorso, «il Nucleo di polizia tributaria di Firenze ha ritenuto di prendere in considerazione soltanto il 2008 con "riflessi" sul 2009». «È stato escogitato un indeito sistema di svolgimento delle indagini - scrive l'avvocato Taormina nella sua istanza al gip - Se un cittadino denuncia 10 fatti di reato, non si deve investigare su tutti e 10 perché è sufficiente investigare, per così dire, "a campione"». Inoltre, secondo il legale, l’informativa del 7 maggio 2015 altro non è che la «ricopiatura» dei risultati dell’indagine fatta per la Procura della Corte dei conti della Toscana.   FIORITO SÌ, RENZI NO Nonostante alle due procure servano accertamenti investigativi diversi, i «campanelli d’allarme» ci sono già nell’indagine fatta per i pm contabili. I finanzieri, infatti, nell’informativa di maggio fanno un lungo elenco delle spese che «non potevano gravare sul bilancio dell’ente»: i funerali di un consigliere «non sono considerabili quale spesa di rappresentanza»; l’abbonamento Sky «in uso eslusivo al suo presidente Renzi, è ritenuto non inerente all’attività istitutizonale dell’ente»; i costi del parcheggio delle auto private di assessori e consiglieri provinciali «non perseguono alcun interesse pubblico». Insomma, «ciascuna di queste spese - conclude l’avvocato Taormina - appartiene al novero di quelle situazioni che hanno portato Franco Fiorito, emblema del dileggio del pubblico denaro, a essere condannato per peculato a 3 anni e 4 mesi di reclusione».

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