Politica

Saltamartini: «Il progetto è morto con la resa a Renzi su Mattarella»

Onorevole Saltamartini, crede che il progetto politico del Nuovo Centrodestra sia definitivamente tramontato? «Da tempo. E il punto di non ritorno è stata l’elezione del Presidente della Repubblica. Punto su cui fui l’unica a dissentire da Alfano, non sul nome di Sergio Matterella, ma sul metodo che ci fu imposto. Per questo ho deciso di uscire dal partito, chiara ormai era la contraddizione tra la "D" di destra presente nel nome e la volontà di restare a tutti i costi in un governo di sinistra. Quello che succede in questi giorni ne è la conferma».     In realtà Alfano, al governo con Renzi, ci stava già da qualche mese... «È vero, ma con la resa su Mattarella, con l’accettazione del metodo imposto da Renzi che di fatto ha umiliato il partito, è stato ancora più chiaro che la missione originaria di Ncd era venuta meno e che con una velocissima inversione ad U si era accettato un diktat solo per conservare le posizioni di governo. Di fatto trasformandosi in una sorta di partito di scopo per arrivare a fine legislatura. Peraltro ricordo il modo in cui il premier liquidò il malessere di una serie di esponenti di Ncd, dicendo che non poteva perdere tempo con i partitini impegnati a leccarsi le ferite. Cespugli nelle mani di Renzi».     Non crede che la vocazione «governativa» del partito farà appianare le attuali divergenze? «Alfano giovedì è stato chiarissimo: in poche parole ha liquidato i malpancisti e ha sintetizzato ai suoi parlamentari la ragione sociale del Nuovo Centrodestra il cui scopo è restare al governo. Chi ci sta bene, gli altri vadano pure via. Del resto gli ultimi risultati elettorali o i sondaggi di queste ore non danno loro altra possibilità. Quindi meglio restare dove si è pur cedendo qualcosa, magari anche sulle unioni civili dove, malgrado il meritevole lavoro di alcuni esponenti alfaniani che non vogliono cedere su principi e valori fondamentali, Alfano ha ribadito che non sono un punto dell’alleanza di governo di fatto soccombendo ancora una volta al volere dell’uomo solo al comando con la speranza magari di ottenere una modifica all’Italicum che possa dare loro uno spiraglio politico di sopravvivenza. Al termine di questo percorso temo prevarrà la tesi di chi in Ncd già da mesi auspica una alleanza strategica con Renzi anche oltre il 2018 a partire già dalle prossime amministrative».     Che errori imputa ad Angelino Alfano? «Appiattimento sul metodo Renzi, vedi elezione del Presidente Mattarella, le riforme costituzionali o cedere su alcuni temi etici e valoriali. L’errore di non aver mai strutturato Ncd nel territorio di fatto rendendo vano lo sforzo di tanti bravi dirigenti locali che si erano spesi e messi in gioco e dando chiara l’impressione di una operazione di palazzo. In ultimo, la gestione dell’immigrazione, perché si è affrontata l'emergenza senza programmazione e senza distinguere tra rifugiati e immigrati clandestini».     Sa di ex colleghi pronti ad abbandonare Ncd? «Non è nel mio stile riferire di chiacchierate tra colleghi con i quali conservo un rapporto personale. Di certo i mal di pancia ci sono. Io coerentemente con il mio modo di fare politica nel momento in cui non ho più condiviso la linea politica scelta dai vertici ho lasciato il partito».     Alle amministrative, in alcuni casi, vi siete alleati con Alfano. Esclude che possa accadere di nuovo nelle prossime consultazioni? «A mio parere per farlo Ncd deve sanare la contraddizione di fondo: fare un nuovo centrodestra avendo scelto di governare con la sinistra il paese. Dove Ncd è rimasta fedele all’alleanza iniziale si governa insieme, vedi in Lombardia. Leggo però che in molti casi, vedi la Campania, i responsabili locali del Nuovo Centrodestra abbiano già chiarito che preferiscono stare con la sinistra. In bocca al lupo».     Salvini per il momento non ha «sfondato» al Sud. Crede che la situazione cambierà? «È vero l’inverso. E lo dico non solo in base alle tante richieste di adesione che arrivano dal Lazio in giù, ma anche in base ai sondaggi. Il progetto e le tesi di Salvini stanno raccogliendo sempre più consensi e sono convinta che strutturando bene il movimento anche al sud così come lo è nel centro-nord le prossime elezioni faranno segnare un risultato sopra le attese. Del resto oggi l’unico centro propulsore alternativo alla sinistra si chiama Matteo Salvini e lui sarà il protagonista del cambiamento per mandare a casa un Governo che pensa a tutto fuorché all’interesse degli italiani».

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