Politica

Il sapore amaro dell’ingiustizia

di Toni Capuozzo

A essere orgogliosi e miopi verrebbe da dire: è quello che avevamo detto e scritto. E invece gli allegati dei documenti depositati al Tribunale del Mare di Amburgo, che confermano tutti i dubbi sull’impianto accusatorio indiano e che li fanno emergere con maggior chiarezza, e stavolta per via ufficiale, attraverso documenti depositati presso un tribunale internazionale, riempiono di rabbia. Perché abbiamo davanti due anni e mezzo o tre anni di un arbitrato che discuterà questioni di diritto internazionale, lasciando i due marò nelle mani di una giustizia indiana che condiziona la loro libertà, tenendo Girone in India e pretendendovi il ritorno di Massimiliano Latorre il prossimo 15 di gennaio. Due anni e mezzo in cui due persone neppure mai rinviate a giudizio dagli inquirenti indiani, che si proclamano innocenti, rischiano di dover scontare una pena, di fatto una pena, in attesa di poter dimostrare, davanti a qualche tribunale, la loro innocenza, che ora emerge dagli stessi documenti indiani. Il professor Sasikala, il medico che effettuò l’autopsia sul corpo dei poveri pescatori indiani, misurò con un criterio che non poteva essere quello proprio del perito balistico, ma che proprio per la sua ingenuità ha tutto il sapore della verità, i proiettili trovati nei corpi dei due pescatori indiani, assegnandogli un calibro vicinissimo al 7,62. Calibro che è utilizzato dalla Nato, da forze del Patto di Varsavia, oltre che dalle stesse Forze Armate indiane, ma che sicuramente non è quello delle armi 5,56 in dotazione ai due fucilieri di marina. È dunque la stessa autopsia indiana che scagiona i nostri due marò, così che è solo una malinconica, rabbiosa constatazione affermare: l’avevamo detto, sia solo sulla base di indiscrezioni e mormorii che arrivavano dall’India. Ora possiamo dire: sta scritto nei documenti ufficiali. Speriamo che serva a qualcosa.

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