Tagliatevi gli stipendi. Anzi no! Vincenzo De Luca cambia verso e in pochi mesi passa dalle implorazioni ad abbassare le retribuzioni dei politici alle richieste, dal tono quasi supplichevole, di aumentarle. Ovviamente anche per sé. È accaduto, infatti, che il governatore della Campania, in un’audizione al Senato sulle riforme costituzionali, abbia preso la parola per dire quello che non ti aspetti: «Sui compensi dei consiglieri regionali, io sono per equipararli ai parlamentari, oppure per stabilire prestazioni volontarie». Senza fronzoli o giri di parole, dunque, il presidente campano propone di guadagnare di più. Lui e tutti i «suoi» deputati regionali. Per De Luca, infatti, il dibattito sui costi della politica da abbattere è persino irriverente: «Sono tra quelli che considerano offensiva la discussione su questo tema - afferma - noi siamo il paese del fare finta. Dobbiamo fare finta che affermiamo principi morali». Il governatore ha anche una spiegazione molto peculiare sul perché sia giusto alzare gli stipendi dei consiglieri di alcune regioni ma non di tutte: «Abbiamo una realtà totalmente diversificata - rimarca l’ex sindaco di Salerno - i presidenti della Basilicata e dell’Abruzzo, ma anche della Toscana e dell’Emilia, vanno a lavorare la mattina, vanno in ufficio. Poi c’è il presidente di qualche altra Regione che non va in ufficio la mattina, ma in trincea, perché intanto non sa se ci arriva in ufficio, perché si trova dieci cortei di disoccupati». Insomma, per De Luca c’è chi ha il diritto di mettersi in tasca uno stipendio più lauto, vista l’enorme difficoltà nello svolgere il proprio ruolo in regioni difficili da amministrare. La conclusione del governatore non lascia spazio al dubbio: «Con qualche ragionevolezza e qualche rispetto tra di noi, sono per contrastare duramente questa deriva demagogica e populistica in relazione al ceto politico italiano. Inaspriamo le sanzioni, ma rispettiamo quelli che si assumono le responsabilità di passare la vita a tentare di governare territori nei quali è più facile scappare via». Fin qui il De Luca di oggi. Quello di ieri, però, non diceva precisamente le stesse cose, non considerava demagogico parlare dei costi della politica, non distingueva fra territori difficili e regioni dove le cose andrebbero lisce come l’olio. Nel luglio del 2013, infatti, il governatore non è ancora tale ma sindaco e viceministro alle Infrastrutture. La Regione Campania è in piena tempesta per via dell’inchiesta della procura di Napoli sui rimborsi elettorali dei consiglieri regionali. È partendo da questo tema che l’allora primo cittadino afferma: «Ci sono responsabilità se non altro nel mancato controllo di queste cose, ma al di là dell’aspetto penale, credo ci sia un problema di decoro, di dignità e di misura». Subito dopo si sofferma sull’idea che lanciò da deputato regionale, carica rivestita prima di diventare sindaco: «Nel mio primo e ultimo intervento da consigliere regionale proposi la riduzione di 2mila euro delle indennità. Purtroppo rimase solo una proposta che non venne raccolta da nessuno, sia di destra, sia di sinistra, sia di centro». Ma già un anno prima, nel maggio del 2012, sempre in qualità di primo cittadino, De Luca aveva detto la sua sull’argomento, stavolta addirittura rilanciando la posta e chiedendo ai membri di palazzo Santa Lucia, sede della Regione, di andare oltre: «Se volete fare le persone serie e non i buffoni, tagliate di tremila euro i vostri stipendi». Nel dirlo, però, sembrava scoraggiato, ben consapevole che difficilmente qualcuno avrebbe accolto il suo suggerimento: «Nessun deputato regionale rinuncia ai quindicimila euro al mese. Tutti danno per scontato che siano inamovibili, convinti che il consiglio regionale sia l’unico che non si scioglierà mai, che nessuno li manderà a casa. Si sentono tutti furbi. E vincitori di concorso». Qual è il De Luca autentico? E a proposito di autenticità, la Giunta campana nei giorni scorsi ha presentato il progetto sul lavoro, dandogli un titolo ad effetto, «Ricollocami». In realtà si tratta di un piano emanato prima delle elezioni dalla giunta di Stefano Caldoro. Solo che in quel caso si chiamava «Ritorno al lavoro». Eppure l’assessore Sonia Palmieri lo ha presentato come fosse nuovo di zecca, dimenticandosi di dire che non si tratta di un provvedimento varato dai nuovi inquilini di palazzo Santa Lucia, ma di un’iniziativa presa dai predecessori di centrodestra.
«Consiglieri e deputati stesso stipendio»
De Luca propone l’aumento delle indennità
