Matteo Renzi arriva domani alla Fiera del Levante di Bari. Un appuntamento amato da molti leader della sinistra che, in Puglia, hanno sempre annunciato piani e programmi per il rilancio del Mezzogiorno. Basta pensare al Prodi degli anni ‘90 e ai suoi contratti d’area. Così, sulla stessa scia dei predecessori, il premier dovrà dire qualcosa in merito anche perché, memore della promessa fatta agli inizi dello scorso agosto e cioè un masterplan per il Sud entro settembre targato Pd (prima della legge di stabilità), non potrà non tirare fuori dal cappello un annuncio che faccia di Bari il primo tassello della nuova strategia del governo per rimettere in moto le regioni meridionali. Le condizioni ci sono tutte. Nella città governa forse l’unico sindaco renziano a denominazione di origine controllata che si incontra nel Mezzogiorno. Quell’Antonio Decaro che risponde perfettamente al profilo del perfetto uomo del nuovo corso Pd. Ha lavorato infatti per far lasciare la macchina dei concittadini nel garage e per convincerli a usare la bici (come il sindaco di Roma Marino), è stato eletto nel 2014 nel segno della «rottamazione gentile». E in suo soccorso Matteo ha inviato il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi che si è prestata, lei toscana doc, a parlare qualche parola in barese in uno spot per favorire la corsa di Decaro: «Sciamaninn (andiamo, ndr) a mangiare la focaccia», pur di spianare la strada al giovane volto del Pd pugliese. Sarà Decaro che lo riceverà in pompa magna e sosterrà i suoi annunci. Il sindaco è amministratore non solo della città ma anche dell’area metropolitana che la circonda, essendo Bari una delle otto aree metropolitane italiane che hanno sostituito, in altrettanti casi, le province. Insomma Renzi gioca in terreno amico, uno dei pochi, in un Sud che lo ha visto finora assente e nel quale l’azione di governo è stata farcita di parole e poco di azione. Ma anche questa volta il copione rischia di essere lo stesso. Già perché è probabile che la sua visita si concretizzi nella firma di un’intesa con Decaro per rafforzare l’impegno del governo centrale sulle infrastrutture in programma o in quelle in fase di realizzazione. Progetti già pianificati, finanziati e messi già sui binari dalla macchina ministeriale, e che proseguono la loro corsa indipendentemente dall’azione politica. Così il rischio, anzi la probabilità, che da Bari inizi l’era degli annunci per il rinnovamento al Sud è molto alto, e l’abilità del premier di mettere il cappello su progetti già in itinere, assumendosene la paternità, altrettanto elevato. Non dovrà sbagliare perché la Fiera del Levante è un appuntamento che, causa crisi e recessione, ha perso lo smalto degli anni migliori. E ogni annuncio «miracoloso» rischia di essere vanificato dalla realtà che i baresi toccano con mano ogni giorno. Molti al rientro hanno trovato negozi del centro storico chiusi per crisi, mentre l’azienda di trasporto locale è alle prese con vetture che prendono fuoco e che perdono pezzi per strada per la mancanza di rinnovo della flotta di bus. Insomma da quelle parti l’annuncio dell’inizio della palingenesi del Mezzogiorno, o dell’avvio del cosiddetto masterplan, serve a poco. A meno che Renzi non voglia entrare in competizione con Alfano (Ncd) che ieri ha rilanciato l’idea del Ponte dello Stretto. La corsa a chi la dice più grossa è senza fine. Ma oggi è più che mai vana.
Renzi va a Bari e prepara il piano (finto) per il Sud
Annunci per il rilancio. Ma sono sempre le stesse opere
