Nei corridoi di Palazzo Madama aleggia una certezza. Alla fine la riforma del Senato passerà. Non tanto perché si arriverà a un accordo sui contenuti. Ma perché nessuno vuole tornare al voto. Perché in pochi possono contare sulla ricandidatura. Ma soprattutto per un altro motivo: molto più concreto. L’unico elemento che potrebbe davvero mettere d’accordo tutti è infatti la pensione, che, come diceva il padre di Francesco Guccini ne L'avvelenata , è davvero importante. Nel Pd ci sono ben 72 su 113 senatori su che non hanno ancora maturato il vitalizio, tra gli azzurri 16 su 45. Anche tra gli altri gruppi le percentuali di quelli che perderebbero l’assegno sono alte: ben 22 su 30 nel Misto, 5 su 12 nella Lega e tutti i 36 senatori pentastellati, alla prima Legislatura ma loro sono i più acerrimi nemici del Ddl Boschi, per loro la pensione non sembra essere così importante. Intanto il tavolo istituzionale sulla riforma del Senato avviato a Palazzo Madama alla presenza del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, si è concluso con una fumata nera. Le posizioni sono rimaste distanti con la minoranza Dem che chiede l’elezione diretta dei senatori e i renziani che ribattono di non voler tornare indietro. «L’apertura vera non c’è, tocca a Renzi farla» l’ammissione dell’ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza. Intanto si lavora alla stesura di alcuni «emendamenti migliorativi», spiegano i parlamentari Dem vicini al segretario. Emendamenti che riguardano i compiti del Senato e le garanzie, ma non l’elezione dei suoi componenti. L’obiettivo è portare in Aula il provvedimento entro il 15 ottobre, quando inizia la sessione di bilancio, o anche con qualche giorno di anticipo per consentire l’approdo del ddl sulle Unioni civili. Il ministro Boschi garantisce che si sta lavorando a una soluzione condivisa tra Camera e Senato ma i tempi sono ancora un’incognita oltreché stretti: «Dipende dall’ostruzionismo delle opposizioni». Dalle parti di Forza Italia anche tira aria di spaccatura, nonostante la riforma, proprio ieri, abbia ricevuto l’autorevole benedizione del Presidente Mediaset Fedele Confalonieri, che ha dichiarato: « Dico di fare lavorare Renzi. Perché mi pare che qualcosa la stia facendo, ha iniziato un percorso: ora vediamo un po’ dove arriva» e alla domanda: «Berlusconi ha sbagliato a rompere il patto del Nazareno» ha risposto: «of course». «Il gruppo di Forza Italia al Senato - spiega Altero Matteoli al Tg1 - voterà come deciderà il partito, senza eccezioni. Io auspico - aggiunge - che si possa aprire con il Pd un tavolo di trattativa sulle riforme per giungere ad un testo condiviso». Un altro tavolo? La riflessione di Matteoli sembra più un avvertimento ai vertici del proprio partito: si rischia un’altra clamorosa spaccatura. «Le riforme - incalza Maurizio Gasparri, altro senatore forzista di lungo corso - non sono solo una questione del tavolo del Pd. Pensare di risolvere tutto con qualche defilé della Boschi in mini vertici del Pd impegnato nel suo eterno congresso non porterebbe da nessuna parte. Ci vuole un ampio consenso, Fi vuole le riforme e il cambiamento, il superamento del bicameralismo e la riduzione del numero dei parlamentari».
La riforma del Senato appesa al vitalizio
Resta lontano l’accordo nel Pd sulle modifiche al ddl costituzionale Ma a Palazzo Madama c’è fiducia: «Se ora si va alle urne addio privilegi»
