I l «64». Come una ruga su un volto, un segno distintivo della città. Devo avere ancora da qualche parte le bozze di un romanzetto scritto qualche anno fa e mai pubblicato per gli impegni istituzionali e politici sempre più pressanti. In quello scritto c’era un capitoletto che si intitolava proprio «64». Mi era venuto in mente di scriverlo perché la mattina prendevo quell’autobus dalla stazione Termini per andare a lavorare alle Botteghe Oscure, la sede del PDS. Il 64 in effetti può essere considerato una delle tante facce di Roma. Un luogo tipico, a se stante e con sue speciali caratteristiche. Se a Piazza di Spagna vanno gli innamorati a ripercorrere le tracce di Audrey Hepburn e Gregory Peck per scambiarsi frasi dolci sulla scalinata, se a Fontana di Trevi - nonostante gli anni che passano - puoi ancora oggi trovare i pappagalli - evoluzione di un costume siculo italico ben rappresentato da Brancati nel Don Giovanni in Sicilia - e Villa Borghese è il luogo eterno delle fughe da scuola e dei primi fremiti adolescenziali, il 64 è la piazza delle "mani lunghe". Quelle dei borseggiatori di professione e quelle dei maniaci: con le loro mani "morte" sospinte per forza d’inerzia dalle brusche fermate verso le prime parti basse femminili a portatat di mano. Turisti, impiegati che vanno al centro a lavorare, studenti, sbandati. Il 64 inghiottiva e inghiotte tutte le mattine tutto questo. Un caleidoscopio di certe cose romane in fondo mai del tutto scomparse dalla scena. Ma il 64 è anche una spina dorsale di Roma. Una delle tante perché Roma non ha un corpo unitario e regolare con una sola colonna vertebrale. Ha invece membra scollegate e molli con tante arterie e scheletri diversi incompleti e fragili. Il 64 percorre la storia moderna di Roma Capitale: via Nazionale, corso Vittorio, ponte Vittorio e via della Conciliazione. I grandi sventramenti realizzati tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. Anche per questo è così tipico. Collega la Stazione Termini con San Pietro lungo un tragitto che nel sistema di trasporto urbano ha una storia precisa e ricorrente. Appena aperta via Nazionale sulle aree del De Merode alla fine dell’Ottocento fu installata una linea Omnibus a trazione equina. Nel 1903 fu quindi inaugurato il tram 1 che proseguiva il percorso su Corso Vittorio - intanto aperto - e fino alla spina di Borgo infilandosi nelle stradine del rione - piazza Scossacavalli e piazza Rustiscucci - che sarebbe stato a sua volta demolito tra il 1935 e il 1950 per aprire via della Conciliazione. Si dice che Sua Eccellenza il Cavalier Benito Mussolini non sopportasse lo sferragliare dei tram nel centro cittadino. Impedivano - a suo dire - lo sfrecciare degli autoveicoli. Suggestioni futuriste ma anche una cambiale agli Agnelli e ai Pirelli suoi finanziatori. Anche per questo a Roma vinse la gomma e al posto del tram 1 sul suo tracciato fu messo a viaggiare un bus: l’MB. Pare che il Duce - ancora non trasferito a Piazza Venezia - facesse disallestire in una notte la linea tranviaria del Tritone che faceva capolinea proprio sotto le sue finestre a Largo Chigi. Lo infastidiva il rumore ma soprattutto l’assembramento di popolo davanti al Palazzo. In fondo aveva appena subito un attentato da parte del socialista Zaniboni preso sul fatto dall’ispettore di ps Dosi e dal padre di Pier Paolo Pasolini - anche lui agente di polizia. In una notte i binari furono smontati e la strada asfaltata. Leggende? Non tutte. Negli anni 60 l’MB era già diventato 64. E sulla sua linea - e anche sull’85 - fu messo in marcia il bipiano di fabbricazione Aerfer che voleva imitare i bus londinesi - nei Sixties Londra anche grazie ai Beatles era un riferimento - ma rispetto a questi era più massiccio e indistruttibile nella sua cassa unica di acciaio e ferro. I romani sopra i 40 se lo ricordano bene anche per le frequenti "capocciate" che era facile dare scendendo dalla scaletta del piano superiore. Ora qualche modello dismesso compare negli sfascia carrozze lungo la Togliatti. Erano però un segno inconfondibile quasi come il 3 (Piazza Zama - Stadio Olimpico) che la domenica si poteva veder marciare ansimando su viale Tiziano tutto inclinato a sinistra per il peso dei tifosi affacciati e gridanti dai finestrini. Un’ultima riflessione più attuale. Si parla in questo periodo di privatizzazione di Atac. C’è una legge che impone entro il 2019 la messa a gara del servizio di tpl. E Atac possibilmente dovrebbe prepararsi per cercare di fare bella figura.... Vedremo. Nel frattempo nulla impedisce di fare delle sperimentazioni. Qualcuno ha detto che nessuno oggi comprerebbe Atac. Certo è difficile. Ma alcune linee "ricche" - come il 64 - potrebbero invece interessare operatori privati. E potrebbero essere date in concessione con semplici autorizzazioni. A patto di un servizio migliore - salite per disabili innanzitutto - e del regolare pagamento del biglietto. Forse scomparirebbero anche le "mani lunghe" di borseggiatori e balordi. Pensiamoci.
Non saranno mano morta e manolesta a far scomparire il mitico autobus 64
di Roberto Morassut * Il «64». Come una ruga su un volto, un segno distintivo della città. Devo avere ancora da qualche parte le bozze di un romanzetto scritto qualche anno fa e mai pubblicato per...
