Da mesi Matteo Salvini chiede al presidente del Consiglio un faccia a faccia sui mali dell’Italia. Per ora, in attesa di una risposta da parte di un restio Matteo Renzi, si è dovuto accontentare di un confronto a distanza. E la platea scelta è quanto di più proibitivo per il leader della Lega. Davanti agli industriali del Forum Ambrosetti di Cernobbio, ontologicamente filogovernativi, Salvini è stato chiamato a smontare punto per punto l’Italia da sogno raccontata nello stesso luogo da Renzi appena 24 ore prima. Per riuscirci, l’«altro Matteo» ha deciso di cambiare completamente registro rispetto agli show abituali. A partire dall’abbigliamento. Lasciate nell’armadio, per un giorno, le solite felpe, il leader della Lega sulle rive del lago di Como ha sfoggiato giacca e cravatta. Ma gli aspetti più sostanziali della sua «svolta itituzionale» sono stati quelli programmatici. Salvini ha archiviato le ruspe e l’immigrazione, i temi su cui ha basato la sua scalata nei sondaggi, per raccontare il suo programma economico, per disegnare una Lega di governo e non solo di lotta. I punti cardinali sono flat tax, lo stop alle sanzioni alla Russia e lo sblocco del patto di stabilità per i Comuni. Neanche una concessione all’addio all’euro, probabilmente «indigeribile» per una platea così «moderata» come quella di Cernobbio. Sulla «tassa piatta», Salvini ha spiegato come la proposta sia stata preparata con fior fiori di economisti e come funzioni in diverse decine di Paesi. E quando gli industriali gli hanno obiettato che, con un’aliquota unica al 15%, nel breve periodo, verrebbero a mancare 40 miliardi di gettito, Matteo ha ribattuto che la perdita sarebbe grosso modo compensata dal recupero del sommerso. In quanto alla Russia, il leader della Lega ha provato a lanciare l’idea di un referendum per cancellare quelle sanzioni che tanto male stanno facendo alle piccole e medie imprese italiane. Ma la principale novità della partecipazione al Forum sta tutta nella bocciatura del patto di stabilità per i Comuni. «Se lo superassimo si sbloccherebbero subito venti miliardi», ha spiegato, non lesinando una critica per quanto non è stato fatto dal centrodestra negli anni di governo. Anzi, riservando persino un complimento a Renzi. A quello del passato, almeno: «Quando era sindaco anche lui gridava contro il patto di stabilità, lo chiamava patto di stupidità». Un punto di convergenza con il premier si registra anche sulla Tasi: «Se voterei la sua abolizione? Certo che lo farei - ha spiegato Salvini - non faccio certo opposizione solo per il gusto di farla. Ma Renzi deve prima dimostrare di riuscire a eliminarla. E in ogni caso farebbe solo quello che la Lega ha già fatto anni fa». Di fronte al leader del Carroccio la platea di Cernobbio si è sciolta in qualche applauso ma è restata sostanzialmente freddina. Impossibile aspettarsi qualcosa di diverso, il «flirt» con Renzi è ancora difficile da scalfire, ma l’obiettivo di Salvini era sostanzialmente quello di aprire un varco e di dimostrare l’esistenza di un’altra Lega, meno movimentista e più capace di stare con autorità al governo. Una Lega, insomma, più vicina ai modelli Maroni e Zaia rispetto ai Borghezio e Buonanno. Da questo punto di vista, l’operazione può essere salutata come un parziale successo. Anche perché Salvini vince il derby con gli altri esponenti dell’opposizione. I flash sono tutti per lui, così come la curiosità degli industriali presenti. Né Forza Italia - con la partecipazione di Renato Brunetta - né il MoVimento 5 Stelle - rappresentato da Barbara Lezzi - sembrano ottenere grandissime aperture di credito. L’anti-Renzi, insomma, è proprio il Matteo milanese. Anche se lui continua a schermirsi e a dire che, se la sfida per la leadership del centrodestra sarà con Berlusconi, il compito di scegliere spetterà solamente agli elettori con le primarie. Una volta abbandonata la sala a porte chiuse in cui si è svolto il confronto, Salvini ha recuperato temi e toni più da comizio. A partire dall’immigrazione. Il primo attacco è per la Germania di Angela Merkel: «Quante migliaia di morti hanno dovuto aspettare per fingere di svegliarsi?» è l’esordio del leader della Lega. «Poi la Merkel ha deciso di accogliere i siriani... E gli altri? La Merkel decide chi prendere e chi non prendere, ma noi non siamo dei servi». La seconda stoccata è per il premier Matteo Renzi, che dalla Festa dell’Unità di Milano definisce da «bestie» l’atteggiamento del Carroccio nei confronti del fenomeno migratorio: «L’incapace chiacchierone ha paura, è nervoso, insulta milioni di italiani - attacca Salvini da Facebook - Sono una "bestia" perché difendo gli italiani? Allora sì, sono una bestia. E Renzi è un clandestino». Insomma, c’è un Salvini da social e un Salvini istituzionale. La sfida a Renzi si basa tutta su questo doppio binario. E il leader della Lega la affronta con fiducia: «Sono sicuro che l’anno prossimo Renzi sarà a Cernobbio non più da presidente del Consiglio».
Salvini a Cernobbio lancia la Lega di governo
La ricetta economica spiegata agli industriali del Forum: "Flat tax, stop sanzioni a Mosca e basta patto di stabilità"
