A Mineo sì, ma per «arginare la rabbia popolare» che sta montando e ribadire che l’immigrazione «si può e si deve controllare». Matteo Salvini, leader della Lega Nord, ribatte così a chi lo accusa di voler cavalcare la tragedia che ha scosso la comunità di Palagonia in Sicilia. Allo stesso tempo, il segretario Carroccio si prepara anche a incontrare Berlusconi perché a suo avviso è sul contrasto a quest’Europa che si deve costruire l’alleanza di governo. Salvini partiamo dall’Imu. Su questo vuole togliere a Berlusconi l’ipotesi di un nuovo Nazareno? «Ma no! Per il calcolo dei grandi numeri, su cento cose che fa Renzi una o due le deve azzeccare. Se il premier si accorge di avere sbagliato e vuole fare quello che abbiamo fatto quando eravamo al governo, meglio tardi che mai». Continua il giallo sul suo vertice con il Cavaliere: prima o dopo il derby? «Dopo. E parleremo dei temi concreti, altro che di leadership. Soprattutto di Europa, perché le posizioni sono ancora distanti». Riuscirà a farlo uscire dal Ppe? «Non voglio costringere nessuno. Ciò che è certo è che noi ci alleeremo per andare al governo con chi sull’Europa la pensa come noi. Chiederemo di rivedere tutti i trattati dal primo all’ultimo. Compreso l’euro». Si dice che Berlusconi sia tiepido sulla tre giorni di «disobbedienza» che state organizzando. «Gli spiegherò che cosa abbiamo intenzione di fare e sono sicuro che troveremo il modo di farlo insieme. Lo rassicuro: non sarà uno sciopero stile Cgil. Saranno tre giornate di liberazione, non di passeggiate». Dal Cavaliere è arrivato anche un invito a coinvolgere Fratelli d’Italia. Come vede lei il tavolo delle trattative per la ricostruzione del centrodestra? «L’espressione trattative mi puzza di vecchio. Parliamo di temi e di progetti. E dal mio punto di vista Giorgia Meloni è un interlocutore assoluto per me». Arriviamo alla tragedia avvenuta in Sicilia. Domani andrà al Cara di Mineo? «Esatto. Ritornerò a Mineo. Andrò a chiedere ciò che avrebbe dovuto essere fatto tempo fa e che adesso chiedono anche i 5 Stelle, Forza Italia e addirittura il quotidiano dei vescovi. Andrò a denunciare che quello che sta lì è un business, una vergogna a cielo aperto che dovrebbe essere chiuso». Passerà a trovare la figlia dei due coniugi massacrati a Palagonia? «Non mi permetto di dire nulla. Se è utile passerò anche in paese. Se la signora preferisce stare in tranquillità non mi permetto di inseguire. Attendo di sapere se è cosa utile e gradita». La signora Solano ha lanciato accuse forti a Renzi e allo Stato. Lei cosa le direbbe? «Porgerei le mie scuse, nel mio piccolo, seppur stando all’opposizione, come rappresentante di questo Stato. E rilancerei l’impegno a fare quello che stiamo promettendo: perché queste cose non succedano più». Come risponde alle accuse di sciacallaggio che arrivano dal Pd? «Sono dei poveretti. Questi dovrebbero governare invece si alzano la mattina dicendo che la Lega è razzista. Se ci fosse un’immigrazione controllata la Lega si starebbe occupando di legge Fornero, di agricoltura, di studi di settore. Non siamo noi che fomentiamo, cerchiamo di arginare anzi. Qualcuno del Pd non ha capito che la gente è arrabbiata nera, che vuole iniziare a farsi giustizia da sola. Questi del Pd non sanno che se non ci fosse la Lega avrebbero in giro la gente con i bastoni per strada». Secondo la legge l’ivoriano accusato non avrebbe dovuto più essere al Cara da due mesi. «Dei tremila ospiti del Cara non dovrebbero più stare lì da mesi se non da anni in tanti. Ben pochi scappano dalla guerra: gli eritrei e i siriani si contano sulle dita di una mano. Dico di più: quel villaggio dovrebbe essere dato agli italiani in difficoltà». Sul Brennero intanto la Germania ci ha imposto di sospendere Schenghen. «La prova che il governo Renzi ci sta facendo fare una figuraccia planetaria. Dovremmo essere noi, teoricamente, a chiedere controlli e a fare controlli e invece ci facciamo tirare le orecchie dagli altri. I tedeschi dal loro punto di vista hanno ragione: perché l’anno scorso su 170mila sbarcati ne sono spariti 100mila. I tedeschi, mi duole dirlo, hanno ragione a non fidarsi di Renzi». Ha visto che l’Unar, il famigerato ufficio antidiscriminazioni, ha stigmatizzato le parole di Giorgia Meloni sull’immigrazione? «In un Paese normale l’Unar non esisterebbe. Quando andremo al governo sarà uno degli enti inutili e anti-italiani che chiuderemo». L’atteggiamento dell’ufficio non sembra richiamare quello che George Orwell chiamava «psicoreato»? «Me lo sono riletto quest’estate 1984 . E questa sembra la parabola di Renzi: il processo ai pensieri».
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