Eugenia Roccella, da parlamentare cattolica di Ncd, come giudica l’iniziativa di Papa Francesco di concedere a tutti i sacerdoti la possibilità di assolvere chi ha scelto di abortire? «Tipiche aperture da Giubileo. Non credo che abbia un significato ulteriore. E, lo dico subito, non mi sembra nemmeno tra le più "bergogliane" delle uscite». Condivide quest’apertura misericordiosa? «In genere queste non sono aperture. Sono classici atti di misericordia. C’è sempre un elemento di perdono di cui si compone ogni evento del genere». Vede il rischio di una banalizzazione di quello che resta un peccato mortale per la Chiesa? «Assolutamente no. Il perdono è il perdono. Non c’è nulla, in queste parole di Bergoglio, che vada oltre a un’impostazione tradizionale della Chiesa. In questo caso è un atto facilitazione vero rivolto a chi intende chiedere perdono». C’è chi accusa Papa Francesco di utilizzare una comunicazione poco mediata, anche su argomenti delicati. «Chi interpreta le parole del Papa come se fosse uno pseudoprogressista sarà smentito dallo stesso Francesco. Credo che casomai il Santo Padre – proprio perché non viene dal mondo occidentale – non senta e non legga la "rivoluzione antropologica", il cosiddetto pensiero unico, con il peso devastante e reale che ha per molti di noi». In che senso? «Il punto non è solo difesa della vita: l’ha detto prima di tutto la Chiesa da Ruini a Papa Benedetto XVI, di difendersi dall’onda anomala, di tipo antropologico, che attacca i fondamenti dell’umano». Bergoglio lo fa? «L’aborto sul piano morale è un fatto enorme, però sul piano antropologico non è una modifica naturale dell’umano: dato che è una pratica che è sempre esistita. La procreazione assistita, invece, ha separato l’atto di generare da qualunque tipo di relazione. Che dire, sul gender Francesco è stato duro ma un po’ meno sulle unioni civili. Ma resto fiduciosa sull’azione di Francesco».
"Nessuna apertura È solo misericordia"
L'intervista a Eugenia Roccella, parlamentare di Ncd
