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Il prete del caso Priebke: "Felici per il gesto paterno"

In festa il quartier generale italiano dei lefebvriani

Il prete del caso Priebke: "Felici per il gesto paterno"

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«Quello che ha fatto Papa Francesco è incredibile, è bellissimo, siamo felicissimi, tutti quanti, i cinque sacerdoti, i due frati, i volontari, e anche le cinque suore francesi che stanno qui». Quello di ieri è stato un giorno di festa per la Comunità sacerdotale San Pio X in via Trilussa 45 ad Albano, alle porte di Roma. Ma è un volontario a risponderci al telefono per primo dal priorato lefebvriano, che è anche il quartier generale del Superiore del distretto d’Italia, don Pierpaolo Petrucci, e dove vive anche il priore, don Aldo Rossi. Gli chiediamo di passarci i numeri "uno" e lui ci risponde così: «Quelli stanno sempre in ginocchio a pregà, mica so’ come i preti moderni. Adesso (è pomeriggio inoltrato, ndr.) hanno appena finito il Rosario e leggono il breviario» dice invitandoci a richiamare più tardi. È sera quando parliamo con il Superiore dei lefebvriani italiani.

 

 

Don Pierpaolo Petrucci. Cosa dice di questa disposizione di Papa Francesco?

«Noi siamo felicissimi e pieni di gratitudine verso il Sommo Pontefice che ha disposto che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati. Però noi è da sempre che amministriamo validamente e lecitamente i sacramenti in virtù delle norme generali del codice di diritto canonico a causa di questa crisi che travaglia la chiesa».

 

 

È stato il vescovo di Albano che vi aveva comunicato il divieto di dire messa, l’anno dopo il funerale di Priebke che lei celebrò, a darvi la notizia?

«No, diciamo che l’abbiamo saputo dalla stampa».

 

 

È un bel passo indietro rispetto alla "sberla" che riceveste l’anno scorso..

«È importante che ci sia un riconoscimento giuridico da parte del Papa senza che ci sia richiesto una controparte. Da un certo punto di vista certamente, infatti, si riconosce la liceità del nostro ministero che era stata messa in discussione».

 

 

Questa disposizione del Santo Padre è un segnale che la strada è spianata alle difficili trattative in corso tra il Vaticano e i capi della Fraternità per il ripristino di futuri rapporti sul piano ecclesiale e in totale obbedienza al Papa?

«Sì, anche se la nostra totale obbiedienza non è stata mai in discussione. Il punto è che quando questa autorità viene utilizzata contro la tradizione siamo obbligati a resistere perché bisognerebbe obbedire prima a Dio e poi agli uomini e non il contrario».

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