Politica

"Le istituzioni si sono dimenticate del Cara"

Parla il procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera che ha firmato la richiesta di convalida dell'ivoriano

«È terribile quello che è successo». È colpito Giuseppe Verzera, procuratore della Repubblica di Caltagirone, per quello che è avvenuto a Palagonia ai due anziani coniugi. Il procuratore ha firmato la richiesta di convalida del fermo dell'ivoriano che è sospettato di aver ucciso brutalmente nella notte di sabato scorso Vincenzo Solano e la moglie Mercedes Ibanez, e ci tiene subito a ringraziare chi è impegnato nella «trincea» dell'emergenza Cara: «Ringrazio vivamente il questore Cardona e i suoi uomini che ci hanno consentito, in una giornata infernale, di individuare quello che crediamo essere il responsabile del massacro nel giro di dieci ore».     Procuratore, qual è la posizione di Mamadou Kamara, l'ivoriano accusato del duplice omicidio? «A mio avviso il quadro probatorio lo incastra in maniera granitica. Stiamo lavorando molto in queste ore per individuare quelli che secondo noi sono i complici».     I sospetti si rivolgono ancora agli ospiti del Cara? «Non le posso rispondere, ma il contesto è quello».     Lei ha denunciato più volte la situazione del centro. Perché? «Lavoriamo sull'emergenza perché una struttura che ospita tremila migranti è ingestibile. Con uomini che che appartengono alle forze dell'ordine che sono al lumicino, non posso che profondere sentimenti di gratitudine nei confronti della polizia di Stato e dei Carabinieri che riescono anche a gestire l'ordine pubblico di quella che è una città. Perché il Cara è una città».     Ha parlato, a proposito, di Mineo come «emergenza di Stato». «Perché un centro di accoglienza gestito da un commissariato non è possibile. Ci vorrebbero non so quanti agenti perché gli ospiti presenti possano essere controllati a dovere. Ricordo che nel centro è stato l'intervento di un caporale che ha individuato la persona che ci ha dato il là per poter svolgere gli ulteriori accertamenti e risalire alla scoperta dell'omicidio».     Sostiene quindi, tra le altre cose, che il Cara sottrae energie al controllo del territorio. «Certo. Quando l'ordine pubblico del Cara deve essere gestito dal commissariato di Caltagirone che è già sotto organico e ogni giorno ne accadono di tutti i colori… . Abbiamo una polizia giudiziaria che è affievolita per forza di cose. Per fortuna abbiamo gente di grande spessore, che lavora 24 ore su 24. Altrimenti sarebbe impossibile».     Da parte del ministero dell'Interno è giunto un aiuto? «Ho segnalato alle autorità la necessità di rafforzare gli organici della polizia di Stato. Ho anche relazionato sul fatto che i procedimenti penali sono aumentati moltissimo da quando esiste il Cara e che quindi sia la Procura che le forze dell'ordine hanno difficoltà a fronteggiare questa emergenza nazionale».     Evidentemente le risposte che aspettava non sono arrivate. Che ne pensa delle parole della figlia della vittima: «La colpa è dello Stato». «Ritengo che non sia possibile che quella che è un'emergenza europea debba essere sopportata al 70% dalla Sicilia. E segnatamente da un territorio come questo che ne ospita una parte così cospicua».     La gestione dell'ordine pubblico in rapporto al centro di accoglienza com'è? «Le forze di polizia fanno il massimo: cercano di capire tutto quello che succede e di arginare quello che questa gente può arrivare a commettere. Ovviamente non è che tutti sono dei potenziali delinquenti. È comunque gente che va monitorata. E il dispendio di energie umane e patrimoniali non è indifferente».     Si parla di episodi di caporalato con gli immigrati del Cara utilizzati nelle campagne del catanese. «Questo sinceramente non mi risulta: per lo meno nei grossi numeri. È comunque gente libera che esce la mattina e torna la sera. Gli ospiti possono fare quello che vogliono. È nella loro pienezza autodeterminarsi: fare cose lecite o illecite. Sul Cara di Mineo ci sono molteplici filoni di indagine che vanno dal caso Parentopoli alle assunzioni, agli appalti. Sulla storia degli appalti per la gestione dei servizi ci sono delle indagini in corso sulle quali non posso dire nulla. Posso solo dire che è una struttura elefantiaca: la documentazione è imponente ed è al vaglio degli investigatori, stiamo cercando di vedere quello che c'è. La vicenda è delicata e i risvolti amministrativi molto complessi».     Capitolo «Parentopoli», a che punto siamo? «700 dipendenti del Cara sono oggetto di monitoraggio. E non sono pochi».     Che cos'è secondo lei il sistema del Cara Mineo? «Una piccola cittadina che gestisce un affare impressionante. E stavolta uno dei suoi ospiti è indagato per un fatto di sangue. Quello che è successo a Palagonia è un evento macabro che segna pesantemente la storia di questa regione e non soltanto. La struttura dal 2011 ha subito un'escalation dei reati di vario tipo. E ciò deriva anche dal grande flusso di immigrati che variano a seconda degli sbarchi e che devono sottostare alle lungaggini della burocrazia: la presenza di questa gente, che dovrebbe essere provvisoria, si allunga a dismisura. Stavolta però si parla di un duplice, efferato omicidio. Che a questo punto non so se sarebbe avvenuto».

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