Politica

Salvini vuole Milano. E chiama Grillo

Il segretario del Carroccio pronto ad allearsi con il M5S per la corsa a sindaco

La premiata ditta Grillo-Casaleggio, che ha dato vita al Movimento 5 Stelle, è giunta ormai ad un bivio drammatico: tornare a fare tanti spettacoli in piazza e tanti soldi o proseguire in politica con qualche alleanza? Grillo, da buon genovese, vede che l'attivismo degli ultimi anni non ha affatto rimpinguato le sue tasche e Casaleggio, guru tutto d'un pezzo e esageratamente schivo, si barcamena tra mille problemi. La difficoltà della scelta viene anche dal disagio sempre maggiore dei gruppi parlamentari che, passata la prima ubriacatura, hanno iniziato a prendere consapevolezza del loro peso, dopo aver studiato con grande serietà, servendosi degli strumenti offerti dagli uffici della Camera e del Senato e dell'aiuto degli stessi funzionari, che, a onor del vero, mettono la loro preparazione a disposizione di tutti i parlamentari, ma i grillini sono stati i più bravi a instaurare rapporti speciali. Iniziano, quindi, questi 127 cittadini che siedono a Montecitorio o Palazzo Madama, a smarcarsi dai loro padroni. I quali, hanno ben capito che giocare ancora la carta delle espulsioni non paga. E nel disagio dei parlamentari Cinque stelle si muove, come un topo nel formaggio, in modo lucido ed accattivante da quasi un anno Matteo Salvini. I suoi ambasciatori, come aveva anticipato «Il Tempo», stanno contattando i grillini più rappresentativi nei due rami del Parlamento, trovando significative convergenze nelle Commissioni, mettendo loro anche sotto gli occhi alcuni sondaggi fatti da Nicola Piepoli che li fanno sognare. Qualche voto comune c'è già stato, qualche scambio pure, come provvedimenti studiati insieme. Frutto di prove tecniche di accordo che lo stesso Salvini non nasconde. D'altronde, giocare su due tavoli, come i due forni di Renzi, a Salvini conviene anche per alzare la posta nei suoi rapporti con Berlusconi. Il segretario della Lega, infatti, non perde occasione per ribadire che il fronte delle battaglie comuni, dall'immigrazione al fisco, dalle banche alla casta, è talmente sentito dagli italiani che Lega e 5 Stelle insieme potrebbero governare. Grillo e Casaleggio questo lo sanno benissimo. Ma hanno paura di confrontarsi con chiunque, temono di perdere il loro potere su deputati e senatori e cercano di resistere in ogni modo all'alleanza che giorno dopo giorno si sta cementando dal basso. Forse non si aspettavano che nell'arena delle aule parlamentari i loro cittadini si muovessero talmente bene da ritagliarsi ruoli e personalità proprie, in grado, dopo un breve periodo di necessario training, di andare avanti da soli. Stessa evoluzione che ebbero, anni or sono, i parlamentari della Lega, che forse nella nuova esperienza dei grillini si rivedono, motivo per cui li guardano con simpatia. Non così fu, invece, per una certa parte delle nuove leve di Forza Italia ai tempi, ma questo è un altro argomento. Tornando a Grillo, il comico genovese non sopporta di essere contraddetto e ripudia l'idea di mettersi ad un tavolo di trattative. Tutte le volte che l'ha potuto fare è fuggito. È successo così anche quando ad offrirgli una grande opportunità è stato un pezzo da novanta come Pier Luigi Bersani, che per 60 giorni ha corteggiato i 5 Stelle, nel tentativo disperato di fare il governo e di non essere travolto dallo tsunami in arrivo di Matteo Renzi. Ma allora Grillo sapeva di poter rifiutare sdegnosamente, perché i suoi parlamentari erano inesperti e lo vedevano ancora come la Madonna peregrina. Oggi chi conosce bene il M5s sa che la situazione è radicalmente cambiata e la sudditanza verso il duo Grillo-Casaleggio non è più granitica. Anche nel distribuire incarichi interni al Movimento e ai gruppi parlamentari, per esempio, non decidono più tutto i «padri fondatori». È tutto questo fa il gioco di Salvini, che da politico scaltro si muove su due fronti o, come si diceva nella Prima Repubblica, su due forni: quello di Berlusconi, dove non è affatto amato, e quello dei preparati parlamentari grillini, sempre più esperti e sempre presenti in Parlamento, che vedono in lui la possibilità di andare a governare, anche a costo di mettere in un angolo, a questo punto volentieri, la premiata ditta Grillo-Casaleggio.

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