Politica

Padoan sconfessa Renzi: prima tagli alla spesa

Il ministro non parla di Imu e Tasi e scavalca a sinistra il premier. «Bisogna aiutare i redditi bassi e le imprese»

C’era una volta la sinistra che aveva nel Dna il principio granitico della progressività delle tasse. Ovvero chi più ha più deve pagare. Ora l’annuncio del premier Matteo Renzi che promette l’abolizione «per tutti» di Tasi e Imu rivoluziona il patrimonio ideologico della sinistra. Renzi vuole abolire anche l’Imu su quegli immobili di prestigio, ville e castelli, a cui finora nessun governo del passato aveva mai osato alleggerire il peso fiscale. Ma dal 2016 arriverà il colpo di spugna e il proprietario di un appartamento di lusso sarà equiparato a chi vive in un monolocale al Casilino. Questa operazione deve aver fatto trasalire il Tesoro, non tanto per il mancato gettito (solo 90 milioni per 76 mila immobili) ma per il carattere paradossale dell’annuncio. Una promessa fatta, sia chiaro, senza sentire preventivamente il ministero dell’Economia. In ogni governo tra premier e ministro del Tesoro non c’è stato l’idillio per il semplice fatto che il primo deve badare a mantenere il consenso e il secondo deve fare i conti. In questo caso Padoan, scavalcato per l’ennesima volta da Renzi, è alle prese con una legge di Stabilità che si preannuncia complicata. Tra promesse e crescita che non arriva, i conti non tornano più. Così ieri, sempre dal Meeting di Rimini, il ministro si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, richiamando Renzi, in modo nemmeno tanto soft, alla realtà. Il premier può pure promettere di fare piazza pulita delle tasse sulla casa ma Padoan gli ricorda che «per essere credibili bisogna tagliare la spesa». Poi striglia l’esuberanza del Capo del governo. «Mi piacerebbe tagliare 50 miliardi di tasse domani, come molti mi suggeriscono, magari! Ma la vera questione è il finanziamento dei tagli, ecco perché serve un orizzonte medio-lungo, pari ad una legislatura». E non finisce qui. Ricorda che ci sono altre priorità. Quindi va bene il «sostegno alle imprese e alle famiglie sulle tasse sulla casa» (Padoan evita di parlare di Imu e Tasi) ma ricorda che «bisogna tornare ad aiutare le imprese e i redditi più bassi». I temi principali restano l’occupazione e la crescita. Ieri l’Ocse ha certificato che nel secondo trimestre il pil è salito di appena lo 0,2%. Padoan dice di «non essere soddisfatto di cifre da zero virgola. Sono 20 anni che non abbiamo tassi di crescita degni della nostra ricchezza», perché «non si sono affrontati gli ostacoli strutturali». Servno quindi interventi che «riescano a cambiare i comportamenti delle imprese e delle famiglie. Se questo cambiamento non avviene la ripresa della crescita resterà debole e insoddisfacente». Ha ribadito la centralità degli «investimenti che sono l'anima della crescita». E uno degli obiettivi indicati è «rendere facile la vita a chi rischia le proprie risorse per creare ricchezza e fornire nuova occupazione». Padoan ricorda che va risolto «l'enorme onere del debito». Insomma non solo tasse anche se parlarne è più «glamour».

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