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Imu e Tasi, l'abolizione è un rebus

Il Tesoro non sa nulla. Potrebbe essere eliminata la tassa sulle case di lusso. Per la copertura rincari per affissioni e suolo pubblico

Imu e Tasi, l'abolizione è un rebus

Imu, immobili

Preso dalla foga dell’«annuncite» Matteo Renzi questa volta ha fatto il passo più lungo della gamba. Gasato dalla platea del Meeting di Rimini, pressato dal calo dei consensi e dalla fronda interna al suo partito, il premier si lancia nella più abusata promessa ma anche di maggiore effetto. «Entro il 2016 via Tasi e Imu». Naturalmente renzi, per non rovinare la festa ai poprietari di casa, si guarda bene da spiegare dove andrà a trovare i soldi per compensare le minori tasse che arriveranno nelle casse asfittiche dei Comuni. Ma c’è dell’altro. Preso dall’entusiasmo della promessa dimentica anche di entrare nel dettaglio. Cosa significa togliere l’ Imu? Per il bilancio pubblico può significare dover rinunciare a 90 milioni, a 260 milioni o addirittura a 20 miliardi. Dipende da quale platea di immobili si considera. Attualmente l’ Imu, l’imposta municipale, si paga solo sulle seconde case e sulle prime abitazioni di categoria A1, A8 e A9, ovvero le case signorili, le ville e i castelli. Mentre la Tasi grava su tutte le abitazioni. L’ Imu sulle case di lusso vale 90 milioni e interessa solo 76 mila immobili. Diverso il gettito che viene dall’imposta sulle seconde abitazioni, che vale ben 20 miliardi, una bella cifra. Difficilmente il ministero dell’Economia sarebbe disposto a rinunciare a questa entrata. C’è poi l’ Imu agricola che vale circa 260 milioni. Complessivamente la manovra di taglio della Tasi sulla prima casa e dell’ Imu sui macchinari e sui terreni agricoli, vale 5 miliardi nel 2016. È a questa che Renzi si riferiva? Oppure, come la Confedilizia è più propensa a interpretare, Renzi dicendo che «Tasi e Imu saranno eliminate per tutti» vuol dire che sarà tolto anche il balzello sugli immobili di lusso? È un giallo anche perchè, come al solito, Renzi ha lanciato questa promessa senza prima concordarla con chi fa i conti e soprattutto deve farli quadrare, cioè il ministro dell’Economia Padoan. Il Tesoro interpellato cade dalle nuvole. Nessuno sa niente. «Chiedete a Renzi» ci viene detto. Prendendo per buona l’interpretazione della Confedilizia, che l’abolizione dell’ Imu riguarderebbe anche gli immobili di lusso la cifra da coprire si aggirerebbe comunque sui 5 miliardi già indicati dal governo come costo dell’abolizione della Tasi e dell’imposta sui terreni agricoli. Ma dove trovare questi soldi? I Comuni hanno già detto a chiare lettere a Renzi e a Padoan che non intendono rinunciare a quel gettito. In qualche modo dovranno quindi essere compensati. Una delle ipotesi a cui stanno lavorando al Tesoro è di lasciare ai sindaci la facoltà di aumentare le imposte sull’occupazione del suolo pubblico e sulle affissioni. A queste entrate si aggiungerebbe l’aumento dei trasferimenti pubblici nel fondo di solidarietà locale, che ora serve per livellare la disomogeneità fiscale tra comuni. L’intera manovra andrebbe fatta con la local tax, l’imposta che andrebbe a sostituire Tasi e Imu. le imposte sulle affissioni e sull’occupazione del suolo pubblico ora danno un gettito contenuto e sono rimesse ai regolamenti comunali. La partita non finisce qui. Oltre ai 5 miliardi di Tasi e Imu vanno trovati 15 miliardi di tagli all’Ires nel 2017 e all’Irpef nel 2018, per un totale di 35 miliardi. Dalla qualità delle coperture dipenderà l’efficacia che avranno sulla ripresa. Se a coprirli saranno interamente i tagli alla spesa pubblica (che deprimono l’economia) l’effetto rischia di essere limitato, ma il governo punta a finanziare almeno una parte degli sgravi in deficit, e a capitalizzare l’impatto positivo sulla crescita. Con la prossima manovra di bilancio, oltre al taglio delle tasse sulla casa, il governo vuole disinnescare l’aumento dell’Iva e delle accise ed un taglio delle detrazioni, già in cantiere, che valgono 16 miliardi. Sulla carta, per il 2016, ci sono tra 20 e 25 miliardi di euro di nuovi interventi, ma sulle coperture, per ora, ci si ferma a poco più di 15. Dalla spending review sono attesi 10 miliardi.

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