La soluzione, in fondo, potrebbe essere sostituire una consonante. Lo spiega l'ormai ex Nunzia De Girolamo: «Non esiste più Ncd, adesso esiste Ncs, ovvero Nuovo centrosinistra». L'inquietudine in casa Nuovo centrodestra monta: non solo sull'irrisolta collocazione di un partito che si dice di centrodestra ma governa ben oltre l'emergenza con il centrosinistra, ma anche su come cambiare la ragione sociale di questo in direzione di un eventuale appoggio strutturale a Renzi. In attesa di sciogliere il nodo, per Angelino Alfano l'obiettivo resta quello di «resistere, resistere, resistere». Al logorio del suo partito, prima di tutto. Perché sarà vero quello dice il ministro della Salute Beatrice Lorenzin («chi è ancora preso da dubbi amletici è libero di farlo ma uscirà solo»), e che era già annunciata l'uscita dell'ex ministro De Girolamo, in direzione Forza Italia o Lega Nord: ma l'addio di quest'ultima resta sempre l'uscita di una pedina importante - anche per il valore simbolico del «matrimonio delle larghe intese» tra lei e il pd Boccia - che segue quella di Barbara Saltamartini e che ha riacutizzato i malori tra gli inquieti (come Sacconi e Schifani) e i leali ma scettici sull'ipotesi Renzi (da Lupi ad Augello). Insomma, non è un agosto facile questo per Alfano, tra ipotesi di nuovo Nazareno (sotto il cui peso Ncd verrebbe schiacciato) e il nodo rimpasto di governo, dove è in bilico la riappropriazione di una casella e il prestigio pubblico. Come se non bastasse, dal punto di vista politico, il Meeting di Rimini ha dimostrato la marginalizzazione degli esponenti Ncd (Lupi e Formigoni), e nonostante gli ammonimenti del cardinale Bagnasco, Renzi ha rilanciato l'accelerazione sul tema delle unioni civili: punto esiziale per i teocon Ncd. Che la strada verso «Ncs», poi, rischi di non essere una boutade lo ci capisce anche dalle reazioni allo «stop» di Silvio Berlusconi alle primarie nel centrodestra: se i moderati interessati - ossia Raffaele Fitto, Flavio Tosi - hanno risposto duramente al Cavaliere, da parte di Ncd silenzio, come se l'argomento non li riguardasse più. Con questa congiuntura terribile, insomma, i problemi di «resistenza» per Alfano si racchiudono in un nodo: rassicurare una pattuglia parlamentare sulla spendibilità dell'abbraccio al premier. In mezzo a tutto questo vi è infine il problema pecunia: soldi dal finanziamento pubblico? Pochi spiccioli. Elusione delle quote da parte di tanti parlamentari? Eccome. Certo «la nostra casa, costruita tra tante difficoltà, ma con tanto coraggio, ha solide fondamenta», assicura il viceministro alfaniano della Giustizia Costa. Fatto sta però che «le solide mura» non saranno più quelle della sede di via Arcione ma, per risparmiare, si è scelto di portare bandiere e scrivanie in una sede più a buon mercato. Dove? In via Poli, a due passi da piazza Colonna. Unico neo: è la stessa via dove era allocata l'ultima avventura politica di Gianfranco Fini, il flop targato Fli. Cattivo presagio?
Alfano e Ncd, i più esclusi dal governo
Stanno con Renzi ma il premier li snobba. E al Meeting di Rimini nessuno li invita In crisi finanziaria cambiano anche la sede: più piccola e in via Poli, dove era Fli...
