Politica

Amburgo nega la libertà ai marò

Il Tribunale del mare: sospendere i processi. Girone non rientra e Latorre dopo la convalescenza dovrà tornare in India LEGGI ANCHE Gentiloni: "Continueremo a lavorare"

La querelle per la libertà dei marò è sottratta alla giurisdizione indiana, in attesa dell'arbitrato internazionale, mentre Salvatore Girone resta in India e non persiste nessuna garanzia per la permanenza in Italia di Massimiliano Latorre alla fine dell'ultimo permesso sanitario concesso dalla Suprema Corte di Nuova Delhi: è questo il responso della sentenza, letta dal presidente del Tribunale internazionale per il diritto del mare di Amburgo, il russo Vladimir Golitsyn. L'opinione pubblica pro marò, i fucilieri e lo stesso governo si attendevano un esito che riconoscesse anche le violazioni dei diritti umani subite dai militari, ma sul punto la corte si è dichiarata incompetente, rimettendo la soluzione all'arbitrato. Il dispositivo (27 pagine) approvato a maggioranza e con il voto favorevole del giudice ad hoc italiano, Francesco Francioni, segna un passo in avanti nel riconoscimento della posizione del governo di Roma, incentrata sulla contestazione della giurisdizione indiana sul caso. Il Tribunale di Amburgo ha ordinato l'immediato congelamento dei processi in corso nei due stati: «Italia e India - è scritto nell'ordinanza - dovranno entrambe sospendere tutti i procedimenti giudiziari e dovranno astenersi dall'iniziarne dei nuovi che potrebbero aggravare o estendere la disputa sottoposta al tribunale arbitrale dell'Annesso VII (il Tribunale de L'Aja ndr), o che potrebbero mettere a repentaglio o pregiudicare l'adozione di qualsiasi decisione che il tribunale arbitrale dovesse adottare». Con questo provvedimento è svuotata di effetti la prossimo udienza della Corte Suprema di Nuova Delhi, in programma per il 28 agosto: finché sarà in corso l'arbitrato internazionale, la giurisdizione spetterà in maniera esclusiva ai magistrati della città olandese, e considerato che i tempi previsti sono di circa due anni, per questo lasso di tempo il destino dei fucilieri di Marina sarà appannaggio di una corte «terza». Come risulta dal verbale, tra i voti contrari a questo orientamento c'è stato quello del magistrato indiano Chandrasekhara Rao, che ha fatto verbalizzare il proprio dissenso, insieme a quello di altri cinque colleghi, mentre quindici hanno costituito la maggioranza finale che ha approvato il testo. L'istanza italiana volta a riportare in Italia Salvatore Girone e a stabilizzare la condizione di Massimiliano Latorre, in cura a Taranto dopo il grave ictus che lo ha colpito in India, non è stata accolta: per ottenere l'applicazione di misure cautelari sui fucilieri bisognava che avesse maggior peso il requisito dell'urgenza, purtroppo reso meno efficace dalla tempistica del ricorso italiano, vero vulnus generato dalle ondivaghe gestioni dei governi italiani che hanno gestito il dossier-India. «La Corte - ha spiegato Angela Del Vecchio, docente di diritto internazionale della Luiss - si è espressa solo su quanto attiene alla Convenzione per il diritto del Mare, mentre si è dichiarata incompetente sulle altre richieste. Il requisito di urgenza, presentato dall'Italia, per ottenere la liberazione di Girone, non è stato giudicato rilevante: se il giudizio si fosse svolto tre anni fa l'esito poteva essere differente. Il blocco dei procedimenti in Italia e India è invece il segnale che l'arbitrato è la strada giusta». Latorre e Girone, che coltivavano ben altre aspettative su questo passo presso il tribunale tedesco, restano ora temporaneamente nel Limbo: l'Italia, però, ripresenterà istanze per la liberazione dei militari appena sarà possibile nell'ambito del giudizio arbitrale davanti ai magistrati de L'Aja. Immediata la reazione del ministero degli Esteri indiano: «È chiaro che il Tribunale non ha considerato le due richieste presentate dall'Italia come appropriate perché sarebbero state pregiudiziali sul merito del caso e non avrebbero tutelato in modo equo i diritti di entrambe parti».

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