Politica

Silvio smentisce i suoi: niente primarie

Lo stop dopo le aperture di Toti e Brunetta: "Sono manipolabili, sceglieranno i partiti"

Che Silvio Berlusconi non amasse le primarie era un fatto risaputo. Tanto che le aperture sul tema pronunciate negli ultimi giorni da due degli interpreti più fedeli dei voleri del Cav come Renato Brunetta e Giovanni Toti avevano fatto gridare alla svolta. O, se si preferisce, alla resa di fronte all’impossibilità di trovare un candidato condiviso da tutto il centrodestra per il post-Pisapia a Milano. Niente di tutto questo. Interrompendo un silenzio che ormai durava da diverse settimane, ieri il leader di Forza Italia è intervenuto in via ufficiale per seppellire, forse definitivamente, l’ipotesi di una consultazione popolare per scegliere i candidati alle prossime amministrative. «In troppe occasioni le primarie si sono rivelate uno strumento di consultazione popolare estremamente manipolabile e non in grado di esprimere il miglior candidato tra quelli in gara» ha spiegato Berlusconi. «Ritengo quindi che - ha continuato - per l’individuazione dei candidati per le prossime elezioni amministrative il centrodestra debba scegliere, come è sempre accaduto, attraverso gli accordi tra le forze politiche che lo compongono». Le frasi del Cavaliere sono sorprendenti per due ragioni. In primo luogo per l’evidente discrasia con quelle appena pronunciate dai suoi fedelissimi. Quasi che la cinghia del dialogo con il leader si sia ormai spezzata anche ai massimi livelli del partito. In secondo luogo per la reazione di azzurri e alleati. Che, lungi dall’uniformarsi al diktat di Berlusconi, sembrano ancora speranzosi in un ripensamento. Non tanto, probabilmente, per una questione formale, ma per la difficoltà di immiaginare un candidato condiviso dopo il no pronunciato da Paolo Del Debbio. A metterla giù dura è il governatore della Lombardia Roberto Maroni: «Io penso che le primarie a Milano, se fatte bene, funzionerebbero. Per il centrodestra sarebbero un esercizio utile e da fare rapidamente. Sarebbe una scelta di trasparenza e correttezza nei confronti dei cittadini». Lo stesso Giovanni Toti non fa tramontare l’ipotesi: «Quando esiste un accordo nulla questio, ma quando non esiste occorre trovare un metodo per stare insieme». E persino Maurizio Gasparri, un altro esponente azzurro mai conquistato dalle primarie, prova ad annacquare i toni del leader: «Non le ho mai considerate uno strumento salvifico, ma neanche una iattura. In un mondo che campa di sondaggi, si può anche sopravvivere alle primarie». Ad attaccare Forza Italia sono invece gli «scissionisti» di ieri e di oggi. Con Fabrizio Cicchitto che ironizza: «Contrordine compagni!». E Raffaele Fitto che attacca: «Gravissimo errore». Di fatto non il miglior viatico per chi sogna di rimettere tutti i moderati sotto lo stesso tetto.

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