«Applicare gli stessi diritti della famiglia ad altri tipi di relazione è voler trattare allo stesso modo realtà diverse: è un criterio scorretto anche logicamente e, quindi, un’omologazione impropria». Il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, in un’intervista al Corriere della Sera mette un punto fermo sulla posizione della Chiesa sul ddl Unioni Civili attualmente in attesa di essere esaminato al Senato. Una posizione, quella di Bagnasco, che smentisce le presunte aperture sul tema accreditate al nuovo corso di Bergoglio. E, in più, crea un solco nella maggioranza alla vigilia di uno snodo parlamentare molto delicato. Da un lato, infatti, la componente centrista saluta con apprezzamento l’uscita del presidente della Cei. Dall’altro il Pd, cui fa da portavoce il sottosegretario Ivan Scalfarotto, si trova spiazzato: «Bagnasco - spiega l’autore della norma sull’omofobia da ormai quasi due anni ferma alla Camera - è oggettivamente fuori dal tempo, la sua riflessione non tiene conto della realtà e si scontra con l’evidenza dei più grandi paesi e dei più prestigiosi ordinamenti giuridici nel mondo, com Gran Bretagna, Francia, Spagna, Stati Uniti d’America». Le parole di Bagnasco arrivano dopo giorni di grande tensione tra il mondo della politica e il Vaticano, a causa delle polemiche sulle dichiarazioni di monsignor Nunzio Galantino. Il centrodestra, in particolare, saluta l’intervento del presidente della Cei come un «riequilibrio» dopo le uscite di Galantino. Roberto Maroni plaude: «Questa è la Chiesa che mi piace». Per Maurizio Gasparri «Bagnasco corregge ed emenda gli eccessi di altri esponenti della Cei che hanno seminato non poca confusione, disorientando i cattolici italiani che vengono ampiamente rassicurati dalla saggezza, dall’equilibrio e dalla chiarezza di scuola ruiniana espressa dal cardinale». A smentire una frattura tra le gerarchie vaticane è però lo stesso presidente Cei: «Ai vescovi italiani non appartengono certe contrapposizioni che si leggono». E ancora: «Ho condiviso la scelta di Galantino di evitare di partecipare al convegno di Trento». In realtà, anche sulla questione immigrazione, la visione di Bagnasco differisce sensibilmente da quella del segretario generale della Cei. Se il secondo ha chiamato direttamente in causa sia i partiti di opposizione per le «strumentalizzazioni» che quelli di governo per la cattiva gestione del fenomeno, Bagnasco ha invocato l’intervento delle autorità sovranazionali come l’Onu. Tornando al tema delle unioni civili, assume ancora maggiore interesse la partecipazione del premier Matteo Renzi al Meeting di Rimini organizzato da Comunione e Liberazione, prevista per domani. In particolare, Renzi potrebbe essere chiamato la sua «giravolta» sui diritti civili. Nel 2007, infatti, il premier, da presidente della Provincia di Firenze, partecipò al Family Day e fu tra i più critici nei confronti del ddl sui cosiddetti «Dico», voluto dall’allora governo Prodi ma mai trasformato in legge. Anche il destino del ddl Cirinnà, dopo le dichiarazioni di Bagnasco, appare più difficile. Il fronte degli oppositori è galvanizzato. «Il presidente della Cei ha colto il punto» ha commentato Gaetano Quagliariello di Area Popolare. Seguito a ruota dai colleghi di partito Alessandro Pagano ed Eugenia Roccella. Giorgia Meloni di FdI-An ha parlato di una «posizione di buonsenso» riferendosi alle frasi di Bagnasco. Il Pd può semmai contare sul «soccorso» grillino. Alberto Airola del M5S ha ribadito, infatti, la necessità della legge per regolare le unioni civili.
Bagnasco manda in crisi il governo
Il presidente della Cei chiude alle unioni civili. Poi smentisce attriti con Galantino
