I funerali in pompa magna di Vittorio Casamonica dopo aver provocato «evidente imbarazzo» al Vicariato continuano ad alimentare la discussione all’interno della Chiesa. Così l’Osservatore Romano interviene con un articolo nel quale sgombra il campo da ogni equivoco, fin dal titolo, eloquente: «Lo scandalo di un funerale - Il Vangelo di fronte alla malavita». Una posizione chiara, che ribadisce quanto già noto: «Non c'è spazio per zone d'ombra. E basterebbe ricordare solo alcuni pronunciamenti del Papa, vescovo di Roma, che con nettezza, insieme a non formali appelli alla conversione dei cuori, ha esplicitamente ribadito la radicale incompatibilità tra malavita e Vangelo». Perché, come ha detto Francesco il 21 giugno 2014 nella Piana di Sibari, «coloro che, come i mafiosi, "nella loro vita seguono questa strada di male", se non si pentono, "non sono in comunione con Dio: sono scomunicati"». Le esequie del «patriarca» dei Casamonica non sono piaciute neppure all’arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi: «Sono rimasto disgustato nel vedere il video e le foto di un funerale trasformato in una sceneggiata napoletana che aveva come scopo non tanto quello d'invocare la misericordia di Dio su un uomo che aveva tanti peccati da farsi perdonare ma quello di esaltare un capo di un clan di stampo mafioso» ha detto commentando l’episodio per il settimanale «Famiglia Cristiana». Il vescovo è uno che la mafia la conosce da vicino: per anni sotto scorta a causa delle minacce e delle intimidazioni, come vescovo di Piazza Armerina aveva proibito il funerale pubblico e solenne di un boss di Gela. «Sono rimasto negativamente colpito dagli striscioni appesi alla facciata della chiesa in cui il defunto veniva rappresentato come un papa con tanto di croce pettorale e come un re che dopo aver spadroneggiato nella capitale doveva regnare in cielo. Erano necessari più vigilanza e coordinamento tra pubblici poteri e parrocchia» sostiene mons. Pennisi. Insomma, il parroco don Giancarlo Manieri ha commesso sostanzialmente un errore: quello di non avvisare nessuno in Curia. Del resto, ha detto che non sapeva che il defunto era il «capofamiglia» ma il nome Casamonica un dubbio glielo avrebbe dovuto insinuare... È anche la tesi dell’arcivescovo di Catanzaro, mons. Vincenzo Bertolone, postulatore della causa di beatificazione di don Pino Puglisi, interpellato sempre dall’Osservatore Romano: «Le esequie cristiane non sono la celebrazione della vita del defunto, ma comportano il suo affidamento alla misericordia paterna e materna di Dio». Ai mafiosi «la Chiesa non nega, se richiesta dai familiari, i conforti religiosi» ma «secondo le indicazioni rituali chiede che lo si faccia in forma semplice, senza pompa né fiori né musiche né canti né commemorazioni beatificanti». Insomma, nessuna strumentalizzazione che possa destare scandalo: «E in casi del genere - conclude - ogni prete farebbe bene a sentire previamente il proprio vescovo».
La Chiesa: «Niente zone d’ombra»
L’Osservatore Romano ricorda le parole del Papa contro i mafiosi in Calabria L’arcivescovo di Monreale: «Sono rimasto disgustato da questa sceneggiata»
