«Quando uno della nostra famiglia muore, noi portiamo il lutto anche otto, nove mesi. Non ci facciamo la barba, non andiamo al bar. Perché, senza offesa, quando perdiamo un parente soffriamo molto più di voi. E lo dimostriamo». Così il nipote di Vittorio Casamonica aveva spiegato davanti alla «Don Bosco dello scandalo» la caricatura mediatica delle esequie funebri. A pochi giorni dalla tumulazione nel cimitero monumentale del Verano, dove il "Re di Roma" – non a caso – ha la tomba di famiglia, i dettagli della messa in scena si pagano. E pure tanto. «Vuoi tutti i retroscena in esclusiva della storia? La verità di una vita discussa, i "peccatucci" giudiziari e le informazioni più appetitose per il tuo articolo? Paga e li avrai, solo tu». Il funerale costato «diecimila, ventimila euro chi può dirlo?» è diventato un albero della cuccagna, una vetrina per qualche nostalgico del palcoscenico ed il megafono per quanti vogliono ripulirsi un nome considerato a volte ingombrante. Finiti pure noi nel vortice della rincorsa all’altra campana, siamo stati testimoni diretti del business dell’intervista. I Casamonica ci chiedono soldi per l’ultimo show business. Trecento, mille, duemila euro. Tanto, ci dice il nostro Casamonica, chiedono ai cronisti. C’è chi paga e chi no. Noi no, ma stiamo al gioco. L’esclusiva, se la vuoi, la paghi. E pure cara. Trattiamo, sentiamo la proposta, cosa hanno da offrire, poi rinunciamo. «Il direttore ha detto no, le notizie si danno, non si pagano». La risposta non piace al nostro interlocutore. «Noi per rispondere alle vostre domande perdiamo giornate di lavoro – spiega a braccia aperte il Casamonica in lutto -. Vi raccontiamo tutto, ma capite che pure noi qualcosa in cambio dobbiamo averla. La cifra fatela voi». Così il prezzo scende, «trecento euro possono bastare: vi mostriamo ogni cosa. Pensateci, anche mezz’ora. Sapete dove trovarci, chiamate i vostri capi, ditegli che l’occasione è ghiotta. Quando avrete la risposta tornate qui e ne parliamo. Badate bene - ci avverte, premuroso il Casamonica - siamo stati contattati da vostri colleghi che ci hanno offerto aperitivi, soldi e altri "favori", ma vi abbiamo dato la parola e neanche per duemila euro parliamo con altri giornalisti. Trecento euro e vi spieghiamo chi siamo, vi diciamo quello che volete». No grazie, un’idea di chi siete ognuno se l’è già fatta. E questo mercanteggiare alla memoria di zio Vittorio si commenta da solo, con o senza trecento o tremila euro.
Casamonica a gettone "Mille euro e parliamo"
Dopo le esequie i parenti del "padrino" tentano di vendere interviste ai giornalisti
