Il telefono di Gabriele Albertini è bollente. Nello stesso giorno in cui l’ex sindaco di Milano ha «sposato» la corsa di Paolo Del Debbio a Palazzo Marino, il conduttore di Quinta Colonna ha ribaltato il quadro: si è tirato indietro e ha rilanciato proprio Albertini: «È stata una cosa divertente - commenta il senatore di Area Popolare - ci siamo candidati a vicenda. E a vicenda ci siamo ringraziati»... Albertini, pensate al ticket? «Beh, se Del Debbio ci ripensasse e volesse il mio aiuto, sarei pronto a darglielo. Ma mi permetta una premessa». Prego. «In passato avevo già dato il mio appoggio a Passera, e lo confermo. C’è però un inconveniente. Corrado sarebbe un bravissimo sindaco, ma il problema è che lo deve diventare. Ci vuole un consenso che lui non è sicuro di ottenere, perché i partiti del centrodestra potrebbero non sostenerlo. Del Debbio, invece, unirebbe tutto il fronte moderato, da FI alla Lega. E per vincere a Milano i voti del Carroccio sono necessari». Spera ancora che il giornalista possa ripensarci? «Aggregherebbe un centrodestra vincente, quindi sì. Ma dal punto di vista personale lo capisco. Ha fatto l’assessore e conosce l’impegno necessario. Fare il sindaco significa moltiplicare per cento quella mole di lavoro. Guidare una grande città equivale ad avere le responsabilità di un ministro di primo piano. Ma se l’operato di un membro del governo è in qualche modo mediato, il sindaco è responsabile direttamente di fronte ai cittadini. Capisco che Del Debbio preferisca fare quello che fa con un reddito che sarebbe falcidiato da primo cittadino: 121mila euro lordi l’anno, meno di un consigliere regionale, per guidare una holding da 40mila dipendenti...». E lei? Tornerebbe indietro? «Alla mia età penso di avere la forza fisica per fare il ministro, non più il sindaco. Ringrazio chi me lo propone, ma non me la sento». L’ipotesi Lupi è definitivamente tramontata? «Con Maurizio ho un rapporto di gran vicinanza. Anche lui, come Del Debbio, faceva parte di quel gruppo dei cosiddetti "assessori intelligenti". Sarebbe stato il candidato ideale prima di quella incresciosa gogna mediatica a cui è stato sottoposto per una vicenda dalla quale è uscito con gran dignità. In più, come Passera, difficilmente riunirebbe il centrodestra». Magari pesa anche il fatto che i rapporti tra l’universo ciellino e il centrodestra non sono più quelli di una volta... «Lo scenario è cambiato, è innegabile. A Rimini Mauro, Lupi e Formigoni stanno in platea e non sono più i protagonisti. Invitati e interpreti sono tendenzialmente filogovernativi. Non tanto "filo-Pd", ma certo "filo-Renzi". Cl bada più al contenuto che all’appartenenza. D’altronde, l’abolizione dell’articolo 18, la responsabilità civile dei magistrati, gli 80 euro - come riduzione del costo del lavoro - o la riforma del Senato sono tutti provvedimenti di impronta "berlusconiana"». Toti non è d’accordo. Dice che Ncd deve dedidere finalmente da che parte stare. «Noi stiamo dalla parte dei contenuti. Toti dovrebbe rivolgere la domanda a se stesso, perché i contenuti di Renzi sono quelli di Berlusconi. Forza Italia, dopo aver votato le riforme, ha rotto il patto del Nazareno perché al Colle è salito Mattarella. Dov’è la coerenza?». Crede che le primarie siano un buon sistema per venire fuori da questa impasse? «Con le primarie, spesso e volentieri, vengono premiati i candidati più "identitari" e meno idonei a catturare il voto moderato. Veda quanto successo al Pd a Venezia. A Milano, con le primarie, i candidati non potrebbero essere che dei politici politicanti, mentre gli esponenti della società civile non si sottoporrebbero a questo rito. Ne verrebbe fuori un candidato dignitoso. Ma anche vincente?». Se il Pd scegliese un esponente moderato, Area Popolare sosterrebbe il centrosinistra? «Se ci fosse un candidato con garanzie di capacità e lealtà ai nostri valori e programmi, è un possibilità che in astratto non si può escludere. Ma parlo a titolo puramente personale». Facciamo un azzardo: il commissario di Expo Sala o Gelmini di Forza Italia? «Domanda imbarazzante, perché sono amico di entrambi. Forse, per le mie origini, mi sento più vicino a Sala. Anch’io fui coopato dalla politica provenendo dalla società civile». Del Debbio ha bocciato proprio i civici... «È quello che hai fatto prima nella società civile a qualificarti per quello che puoi fare dopo nelle istituzioni. Lo stesso Del Debbio esprime una leadership politicamente spendibile grazie al suo lavoro attuale e alla sua brillante precedente esperienza da assessore». Che idea si è fatto delle ultime polemiche tra Lega e Chiesa? Il segretario della Cei Galantino ha scelto toni sbagliati? «Galantino è stato nominato dal Papa e questo Papa ha due connotati. È argentino ed è gesuita. Di conseguenza ha una visione della Chiesa altromondista e rivoluzionaria. Galantino interpreta questa visione. Di certo, per la politica italiana, è un cambiamento di scenario». Come deve rapportarsi con questa svolta il centrodestra? «Con molto equilibrio. Prenda l’emergenza migranti. Le istanze umanitarie non vanno negate. Ma è altrettanto vero che non ci sono risorse a sufficienza per affrontare un fenomeno di tale portata. È necessario chiamare l’Europa alle proprie responsabilità. Certo, chi come la Lega vuole rompere con Bruxelles non aiuta...».
Albertini: "Paolo ci ripensi Io in corsa? Sono troppo vecchio"
Su Passera: mi sono espresso a suo favore. Sarebbe un ottimo sindaco, ma difficilmente i partiti di centrodestra potrebbero sostenerlo
