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Il nipote del boss: «Il Comune sapeva»

Luciano Casamonica: «La nostra famiglia ha annunciato il corteo alla polizia di Roma» LEGGI ANCHE Sospesa la licenza del pilota dell'elicottero -

«I vigili urbani sapevano del corteo. La famiglia li ha avvisati. Non capisco perché ora il funerale di mio zio sia diventato un caso nazionale». La versione di Luciano Casamonica, omonimo del parente immortalato in una celebre foto accanto ad Alemanno e Buzzi nel 2010, nipote del defunto Vittorio, cozza con quella fornita dal comandante dei vigili urbani Raffaele Clemente, che ieri ha ribadito come «solo dopo l’invio di una pattuglia da parte della sala operativa si è scoperto che si trattava di un corteo funebre composto da 250 autovetture, sei cavalli e una carrozza».     Il funerale hollywoodiano continua a far parlare di sé come solo i migliori spettacoli fanno. Ve lo aspettavate? «Assolutamente no, nonostante io abbia un passato da attore e sono abituato ai riflettori. Ho lavorato anche con Tomas Milian e Orson Welles, e ho collaborato anche per "Romanzo Criminale 2". Abbiamo dato l’ultimo saluto a un nostro zio, un pezzo importantissimo della famiglia, nel modo in cui la nostra cultura ci impone. Anche quando celebriamo i matrimoni facciamo imponenti cerimonie: è la nostra tradizione, a chi abbiamo fatto del male?»     Beh, i cavalli, la carrozza, perfino l’elicottero. Non avrete esagerato un tantino? «No, anzi, abbiamo fatto poco. Diecimila, ventimila euro... quanto sarà costato mai questo funerale? Eravamo in 900, arrivati per l’occasione da tutta Italia. Abbiamo fatto una colletta e racimolato i soldi necessari. Mio zio era un uomo speciale, meritava questo e altro. E poi essere ricordato in grande stile era la sua volontà».     Anche i manifesti? Chi ha pensato la frase «Re di Roma»? «I manifesti li abbiamo appesi noi fuori dalla chiesa, erano in bella mostra dalla mattina, e non erano né uno sfregio né una presa in giro. Per noi zio Vittorio era un Re, perché lo adoravamo ed era generoso con tutti, anche con i "gagè", voi, i "non zingari". Abitiamo in questo quartiere, sulla Tuscolana, da mezzo secolo e ci conoscono tutti. I residenti della zona volevano bene a mio zio, in tanti sono stati visti piangere durante il funerale. Ma Roma è una città libera, Vittorio non l’ha conquistata nel senso che è stato male interpretato: era il Re dei nostri cuori. Tutto qui».     Ma anche un padrino, come la musica scelta per accompagnare il feretro ha ricordato? «Macchè. A lui piaceva quella canzone come tante altre, tipo "My Way" o "Paradise"».     L’elicottero ha lasciato cadere sulla folla sparato petali di rose rosse volando a pochi metri dalle case. Sapevate che non era consentito? «Ci siamo rivolti a una società privata che offre i velivoli e questo tipo di servizi. Come potevamo sapere che non era permesso? Abbiamo pagato, ora mi dispiace pure per il povero pilota al quale è stata ritirata la licenza di volo».     All’indomani del funerale dello scandalo, le istituzioni sostengono di non essere state informate. Possibile? «Affranti dalla perdita non è che siamo stati ad avvertire polizia e carabinieri, tra l’altro non c’era motivo. Voi quando dovete organizzare un funerale chiamate le forze dell’ordine? Però i vigili sì, loro li abbiamo chiamati. Carini sono stati, ci hanno scortato per un pezzo, per evitare si creasse il traffico, e poi sono rimasti fuori dalla chiesa per tutta la durata della cerimonia. Tutti possono confermarlo: non abbiamo creato problemi, durante la cerimonia siamo stati in "religioso silenzio"».     Quindi, sul vostro nome solo pregiudizi? «Purtroppo si tende a fare di tutta l’erba un fascio. I Casamonica non sono mafiosi, non sono ladri. Certo, qualche problema specialmente i ragazzi lo hanno avuto, ma chi non ne ha? Siamo persone a posto, lavoratori. Da sempre gestiamo il commercio di macchine e cavalli, come faceva zio Vittorio. Le mie due figlie fanno le pulizie per pochi euro al giorno. Sarebbe forse più giusto puntare il dito contro chi sbaglia e non contro i suoi parenti per lo stesso cognome».

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