Il segretario della Cei monsignor Galantino getta acqua sul fuoco delle polemiche con il mondo politico, in particolare con la Lega e Grillo, e decide di rinunciare a presentare la sua «lectio» sul magistero politico di De Gasperi a Pieve Tesino. Lo ha annunciato la stessa Conferenza episcopale, ribadendo la «continuità con l’atteggiamento di riservatezza e di silenzio adottato nell’ultima settimana», dopo gli attacchi veementi giunti soprattutto dal segretario della Lega Matteo Salvini. Mons. Galantino ha affidato a una nota inviata alla Fondazione Trentina Alcide De Gasperi i motivi della sua decisione: pur ritenendo «giusta» la sua partecipazione, non vuole alimentare ulteriori polemiche. «L’invito rivoltomi – e da me volentieri accolto – mi ha offerto la significativa opportunità di riprendere tra le mani alcuni scritti del nostro grande statista e di poterli rileggere alla luce del momento storico che stiamo vivendo - afferma il vescovo - Un momento davvero gravido di nuove e ampie possibilità per la società civile come per quella ecclesiale. Vi metto a disposizione il testo che per questa solenne occasione ho maturato. Mi scuso con ciascuno di voi – a partire dagli amici della Fondazione – se non sono a presentarvelo di persona, come pur sarebbe giusto. La scelta di affidarlo al Prof. Giuseppe Tognon l’ho soppesata con cura al fine di evitare, con la mia sola presenza, di contribuire a rafforzare polemiche o anche semplicemente di allontanare il momento del rasserenamento di un clima invano esasperato. Proprio nel soffermarmi su alcune pagine biografiche di De Gasperi, mi sono convinto che la disponibilità a fare un passo indietro a volte sia la via migliore affinché alcune idee di fondo e alcuni valori si accreditino, puntando ad affermarsi. Questa fiducia è rafforzata dalla consapevolezza che, se con parole forti ho potuto urtare la sensibilità di qualcuno, l’ho fatto per un’istanza che continuo a credere esclusivamente evangelica». Nel suo testo mons. Galantino non è certo tenero. Riferendosi alla definizione di Paolo VI che parlava della politica «come della "forma più alta della carità"» ha scritto: «Credetemi, è questo che mi ha spinto a essere fin troppo chiaro (qualcuno ha scritto "rude") negli interventi di questi ultimi giorni - almeno quelli non inventati - sui drammi dei profughi e dei rifugiati: nessun politico dovrebbe mai cercare voti sulla pelle degli altri e nessun problema sociale di mancanza di lavoro e di paura per il futuro può far venir meno la pietà, la carità e la pazienza. L'Europa che De Gasperi ha contribuito a fondare era più generosa di quella di oggi e i suoi capi politici farebbero bene a ricordarsi da dove gli europei sono venuti e dopo quali terribili prove». E ha concluso: «La politica non è forse quella che siamo stati abituati a vedere oggi, vale a dire un puzzle di ambizioni personali all'interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi. La politica è ben altro, ma per comprenderlo è inutile prodursi in interminabili analisi sociologiche o in lamentazioni, quando è possibile guardare a esempi come quello degasperiano. I veri politici segnano la storia ed è con la storia che vanno giudicati». Contrastanti i commenti sulla decisione e sulle parole del segretario della Cei. Tuttavia quanto accaduto in questi giorni ricorda molto da vicino l’amara vicenda che coinvolse Benedetto XVI che nel 2007-2008 rinunciò a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università La Sapienza per la contestazione di 67 docenti su circa 4500 dell’ateneo romano. Oggi gli attacchi arrivano da altri settori della società. Ma nessuno può pensare di chiudere la bocca alla Chiesa.
Passo indietro di Galantino: «Non voglio alimentare polemiche»
Il segretario della Cei non partecipa all'evento su De Gasperi in Trentino, ma nella sua nota attacca i politici di oggi: "Cooptati e furbi"
