Politica

C’è bisogno di una (vera) service tax

di Giorgio Spaziani Testa, Presidente Confedilizia

Il professor Raffaello Lupi ha spiegato, sul Tempo di ieri, quali dovrebbero essere i connotati di un tributo locale efficiente. Dovrebbe trattarsi di un tributo fondato sul principio del beneficio, tale da attuare un diretto collegamento fra prestazione patrimoniale imposta al contribuente e servizi forniti dall'ente locale. Così da realizzare, in sostanza, la remunerazione del Comune, e la tassazione dei cittadini, in funzione della quantità e della qualità dei servizi erogati. Sennonché, in Italia questa impostazione - del tutto auspicabile e prevista anche dalla legge delega sul federalismo fiscale ("correlazione tra prelievo fiscale e beneficio connesso alle funzioni esercitate sul territorio in modo da favorire la corrispondenza tra responsabilità finanziaria e amministrativa") - non è stata mai attuata. Neppure attraverso la Tasi, a suo tempo presentata come service tax, ma tutt'altro che tale. Nella Tasi, infatti, la tassa sui servizi viene solo "evocata", nulla più. In due aspetti: da un lato, nell'obbligo imposto ai Comuni di fissare le aliquote "in conformità" con l'individuazione dei servizi indivisibili e con l'indicazione analitica, per ciascuno di tali servizi, dei relativi costi alla cui copertura la Tasi è diretta; dall'altro, nel simbolico (tra il 10 e il 30 per cento) coinvolgimento dei detentori degli immobili nel pagamento dell'imposta. Un vero, e moderno, tributo locale sui servizi dovrebbe essere ben diverso. Anzitutto, dovrebbe essere "il" tributo locale, e non - come è la Tasi - un'imposta aggiuntiva rispetto all'Imu. In secondo luogo, dovrebbe realizzare un effettivo collegamento fra somma versata e livello dei servizi ricevuti. Infine, dovrebbe essere a carico, non già del proprietario dell'immobile in quanto tale, bensì dell'utente dello stesso, e quindi di chi lo occupa. In caso di locazione, dunque, a pagare - come rilevato dal professor Lupi - dovrebbe essere l'inquilino, posto che è quest'ultimo ad usufruire dei servizi locali. Peraltro, se rimanesse l'attuale sistema di imposizione patrimoniale a carico dei proprietari, gli immobili locati dovrebbero essere fortemente detassati, pena la scomparsa dell'affitto in Italia. Il sistema dovrebbe poi essere completato da un serio e rigoroso meccanismo di controllo della spesa degli enti locali. Fabbisogni standard e capacità fiscali sono rimasti finora pressoché sulla carta, favorendo rimpalli di responsabilità dei quali hanno fatto le spese i proprietari di casa, di fatto "azionisti di maggioranza" dei Comuni (ancorché privi dei relativi poteri). Sarebbe paradossale se l'accorpamento di Imu e Tasi in un unico tributo - la local tax di cui tanto si parla - fosse l'occasione per espungere dal nostro ordinamento anche quel primissimo (del tutto insufficiente, come detto) barlume di riferimento ai servizi contenuto nella Tasi. Sarebbe, anzi, un ennesimo atto ostile nei confronti del risparmio immobiliare, mortificato negli ultimi anni da una politica fiscale sconsiderata.

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