Il secondo Meeting di Rimini dell’«era Renzi» si apre con un dettaglio che sa di divorzio: quello tra gli organizzatori della kermesse animata dai seguaci di don Giussani e il centrodestra italiano. Parafrasando prosaicamente il tema dell’edizione, con il verso del poeta ermetico Mario Luzi - «Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?» - di certo la mancanza, nel senso di assenza, è degli esponenti, protagonisti e pensatori proprio di centrodestra, che fino a qualche anno fa animavano le giornate organizzate da Comunione e liberazione. Sì, una spruzzata di ospiti qua e la c’è (il governatore della Lombardia Roberto Maroni, il deputato di Forza Italia Antonio Palmieri), ma sembrano definitivamente finiti i tempi in cui il Meeting dell’Amicizia - giunto alla sua 36ª edizione - andava d’amore e d’accordo col centrodestra thiumphans (Berlusconi era accolto come uno di casa) e nel quale il centrodestra pescava ministri, governatori, speaker provenienti proprio dal milieu di Cl. Scorrendo l’elenco dei relatori, nell’edizione 2015 non c'è nemmeno spazio per i politici direttamente espressione di Cl: né Roberto Formigoni né Maurizio Lupi e nemmeno Mario Mauro. Da parte loro gli organizzatori sostengono di aver voluto un’edizione in cui i partiti fossero tenuti a distanza. Di «scelta coerente» ha parlato al Corriere Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà: «Abbiamo invitato solo personaggi istituzionali. Quindi la politica non partitica ma come risposta ai problemi reali». Per carità, il Meeting di quest’anno vola altissimo con il tema centrale del rapporto tra Abramo e Dio e - fanno filtrare ambienti di Cl - non si nasconde nemmeno la volontà di mettere al centro l’aspetto religioso e antropologico e di tenere ai margini la «tribuna» politica. Ma, di certo, balza all’attenzione che non ci sarà «mancanza» di rappresentanti del governo e del partito di governo dato che su ben sette ospiti - sei ministri più la guest star, Matteo Renzi - diversi sono quelli che fanno parte del Partito democratico. A Rimini interverranno infatti Poletti, Padoan, Gentiloni, Galletti, Delrio e Martina. Il premier, dopo il forfait dell’anno scorso (l'anno dei grandi rifiuti, dall’assemblea di Confindustria al congresso della Cgil fino al Meeting) ha accettato quest’anno l’invito a Rimini: segno, questo, che il calo di popolarità si fa sentire e che un’interlocuzione con il mondo cattolico fino a ieri appannaggio del «correntone» degli ex Ds è ben accetto. Di certo, insomma, quest'anno il premier non avrà ripetuto fra se e se la morettiana questione «Mi si nota di più se vengo o se sto in disparte?». Che farà, invece, monsignor Galantino? Il segretario della Cei infatti - al centro della querelle con la Lega - è tra gli invitati di punta della kermesse: ieri, però, ha rinunciato a prendere parte a Trento al convegno su De Gasperi per evitare polemiche sull’argomento. Non finisce qua. Come ha evidenziato polemicamente lo scrittore cattolico Antonio Socci, il Meeting dell’Amicizia 2015 sembra una ridotta della Festa de l’Unità dei tempi d’oro: ci saranno infatti Walter Veltroni (per presentare il suo documentario), Luigi Berlinguer, Luciano Violante e Fausto Bertinotti. E con loro un nume del pensiero «disobbediente» come Noam Chomsky. Non solo: a partecipare ci sarà anche un esponente del Movimento 5 Stelle come Mattia Fantinati. E pensare che Grillo fino a due anni fa lanciava strali contro «Comunione & Fatturazione». Sedotti, tutti quanti, dal cammino di Don Gius?
Anche i ciellini mollano il centrodestra
Domani al via il Meeting di Rimini. Renzi guida la sfilata di piddini Archiviata l’era Lupi-Formigoni, tra i big dell’opposizione c’è solo Maroni LEGGI ANCHE Amicone: "Viene Matteo? Ovvio, è in calo di consensi"
