Politica

Troppi annunci e forzature

di Raffaello Lupi

Con gli sgravi fiscali si cerca legittimamente un dividendo politico, ma l’abolizione di ogni tributo locale sulla prima casa porterebbe ulteriore confusione sulla tassazione locale immobiliare. Quest’ultima non è «la patrimoniale», oggi invocata da taluni, ma di impossibile realizzazione tecnica. La Tasi, una sorta di IMU prima casa sotto mentite spoglie, è invece in buona parte ispirata al c.d. principio del beneficio, come contropartita dei servizi comunali. Questi ultimi sono più utilizzati proprio nelle «prime case», per le quali non si giustificherebbero quindi esenzioni, dovendosi anzi tassare, sotto questo profilo, anche gli inquilini; il principio del beneficio si è intrecciato, per motivi politico sociali, con quello della capacità contributiva, in un assetto dove il valore della casa, compresa la prima, è il parametro per quantificare la contropartita dei servizi comunali. Benché i servizi siano usati da tutti, possono essere pagati di più da chi ha una prima casa di maggior valore, mentre ai titolari di abitazioni modeste si può chiedere di meno, considerandoli «meno abbienti». Su questo equilibrio tra principio del beneficio e di capacità contributiva l’esenzione totale, pregiudiziale, della prima casa, anche di valore, appare una forzatura fuori sistema. La prima casa, oltre che un indizio dell’uso dei servizi comunali, è infatti anche un bene patrimoniale, la cui esenzione totale avvantaggerebbe troppo i proprietari di prime case di valore, che fruiscono dei servizi comunali ed il cui domicilio non rivela ristrettezze economiche di sorta. La soluzione più equilibrata sembra quindi una razionalizzazione delle esenzioni per le abitazioni modeste, i titolari in difficoltà economica, o - più semplicemente - l’introduzione di una franchigia per ogni prima casa.

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