Politica

Ma quale tagli, le tasse aumentano

Nel primo semestre le imposte statali e locali sono salite di 3,2 miliardi. Un bluff la spending review. La macchina dello Stato costa 18 miliardi in più

Meglio non farsi illusioni, le tasse non scenderanno. Mentre Renzi ripete ad ogni occasione che la priorità è la riduzione della pressione fiscale (ma lo aveva già detto appena entrato a Palazzo Chigi) il ministero dell’Economia certifica che il peso delle imposte continua a salire. Nel primo semestre le tasse statali e locali sono complessivamente aumentate di 3,2 miliardi di euro (+1% sul primo semestre 2014). E per capire l’enormità di questa cifra, basti pensare che l’aumento di tutto il 2014 fu di 2,7 miliardi (+0,6% sul 2013). Il totale delle entrate tributarie e contributive ammonta così a 307,4 miliardi di euro contro i 304,2 dello stesso periodo del 2014. In aumento il gettito dei ruoli incassati (+84 milioni di euro, +2,1%) e le entrate degli enti territoriali (+1,836 miliardi di euro, +7,5%) La crescita delle imposte dirette è dovuta essenzialmente al buon andamento dell'imposta sostitutiva sulle plusvalenze (+719 milioni di euro, +81,3%) e dell'imposta sostitutiva sui fondi pensione (+532 milioni di euro, +92,8%). In aumento anche l'imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi di capitale (+1.077 milioni di euro, +20,8%) e l'Irpef (+577 milioni di euro +0,7%). Nelle entrate degli enti locali rientrano la mini Imu versata a gennaio 2014 ma di competenza dell'anno 2013 e l'acconto Tasi 2015 (scadenza 16 giugno), pari a 2,388 miliardi (+220,1%). L’aumento di 1,642 miliardi è dovuto al fatto che quest'anno il versamento riguarda tutti i Comuni mentre nel 2014 solo quelli che avevano deliberato in materia entro il mese di maggio 2014. Non solo l’aumento delle tasse. Di segno contrario alle promesse di renzi c’è anche la corsa della spesa. La macchina pubblica costa sempre di più: la spesa dello Stato nel primo semestre del 2015 è aumentata di quasi 18 miliardi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente con una crescita superiore al 7%. In media, dalle casse pubbliche, quest'anno ogni mese escono 3 miliardi in più rispetto al 2014. Nello stesso arco temporale, le entrate dello Stato sono cresciute di quasi 2 miliardi, ovvero l’1% in più. Questi risultati frutto di un'analisi condotta dal Centro studi di Unimpresa, mettono in dubbio gli effetti della spending review, alla base del piano di tagli alle tasse da 45 miliardi annunciato dal governo di Matteo Renzi. Secondo l'analisi di Unimpresa, basata su dati della Banca d'Italia, tra gennaio e giugno di quest'anno, i pagamenti dello Stato - vale a dire spese correnti e spese in conto capitale, voci in cui non sono ricomprese le uscite degli enti territoriali (comuni, province, regioni) nè quelle per interessi sul servizio del debito - hanno toccato quota 258,4 miliardi; nei primi 6 mesi del 2014 l'asticella si era fermata a 240,6 miliardi. Di qui l'aumento di 17,8 miliardi (+7,42%) Nel dettaglio, le spese correnti sono passate da 219,1 miliardi a 239,2 miliardi in crescita di 20,1 miliardi; le uscite in conto capitale (cioè la spesa per investimenti, infrastrutture e grandi opere pubbliche) sono invece in calo da 21,5 miliardi 19,2 miliardi in diminuzione di 2,3 miliardi. «Il governo sembra intenzionato a fondare il piano di riduzione della pressione fiscale proprio sui tagli alla spesa pubblica, ma se queste sono le premesse, la sforbiciata alla tasse corre il rischio di restare un miraggio», commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. Sul tema delle tasse è intervenuto Beppe Grillo che nel suo blog scrive in modo ironico: «Grazie al premier, lo Stato, le Regioni ed i Comuni danno agli italiani sempre meno servizi, ma prendono loro sempre più tasse. Questo è, dati alla mano, il vero fare del governo. E le chiacchiere stanno sottozero». Grillo pubblica le tabelle del ministero dell’Economia sul gettito fiscale del primo semestre dell’anno e commenta: «Da questi dati risulta che nel 2015 il prelievo fiscale in Italia continua ad aumentare, e lo fa sempre più in fretta».

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